Quando una vita è nelle tue mani «Mi hanno chiamato: ero pronto»
Dario Lo Re, specializzando in Ortopedia, racconta la sua esperienza «Donare è semplice. Effetti? Nulla i confronto a chi attende aiuto»
la testimonianza
Si era iscritto all’Admo due anni fa nella lista della sua città, Palermo; ma solo nell’ultimo mese - prima firmando il consenso alla donazione e poi vedendo la sacca contenente le sue staminali - ha preso piena consapevolezza che da lui dipendeva un’altra vita, sconosciuta eppure così vicina. Dario Lo Re, 28 anni, specializzando in Ortopedia a Cona, è l’ultimo donatore “ferrarese” Admo in ordine di tempo. «Ero già donatore Avis, poi due anni fa quando ancora studiavo a Palermo mi sono iscritto anche all’Admo, ma poi non ci ho pensato più». Invece i primi di giugno riceve una mail dal Centro Trasfusionale dell’ospedale Cervello di Palermo, che lo informa della compatibilità e gli chiede se è ancora disposto a donare. «Non ho avuto dubbi», spiega Dario, che nel frattempo per la specializzazione si era spostato a Ferrara, dove la sua “pratica” è stata subito trasferita. «Sono stato seguito in modo splendido durante tutto il percorso della donazione, tra Cona e il Sant’Orsola di Bologna» tiene a sottolineare. Prima un check up completo (esami del sangue, eco-addome, Rx torace, eco cuore, elettrocardiogramma, oltre naturalmente ai tamponi per il Covid-19), poi, i cinque giorni precedenti la donazione, la somministrazione tramite iniezioni sottocutanee di un farmaco che “aiuta” le cellule staminali a uscire dal midollo in vista del prelievo di sangue, che è avvenuto al S.Orsola il 29 giugno. «È durato in tutto tre ore e mezzo, e gli unici effetti durante la terapia sono stati alcuni dolorini articolari e muscolari, nulla se si pensa alla condizione di chi è dall’altra parte, e che a sua volta sta eseguendo la preparazione al trapianto. Per questo il momento della firma del consenso è, come avvertono i medici un “punto di non ritorno”». Tra Dario e il ricevente anonimo si è creato così un legame profondo e indissolubile: se mai Dario dovesse essere chiamato per un’altra donazione, sarebbe solo per aiutare una seconda volta il “suo” paziente. «Ma è bene precisare - chiarisce - che se malauguratamente un familiare dovesse avere necessità di un trapianto, la donazione è comunque garantita». —
A.M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google