Il giudice dà ragione a 26 dirigenti sanitari: «L'Asl paghi 332mila euro»
FERRARA. Contestavano l’importo inadeguato dei premi di risultato e, in blocco, hanno deciso di portare l’Asl di Ferrara in tribunale, davanti al giudice del lavoro, per chiederne il ricalcolo. Ovviamente al rialzo.
Sono ventisei dirigenti sanitari dell’azienda territoriale che hanno incassato in primo grado una sentenza favorevole, redatta dal giudice Alessandra De Curtis, e il riconoscimento (anche se non totale) delle loro ragioni. Un giudizio che vale complessivamente 332mila euro - questa la quota di rivalutazione dei “premi” che l’Asl dovrebbe versare ai dipendenti - oltre al pagamento delle spese legali e degli oneri tecnici (consulenze, altri costi) per quasi 40mila euro, che la sentenza ha posto a carico dell’azienda sanitaria.
Rispetto alle pretese iniziali, che avvicinavano la somma complessiva richiesta dai lavoratori alla soglia del milione di euro, il valore dei compensi riconosciuti si è abbassato in modo sostanzioso, ma ha comunque raggiunto un valore considerevole. L’avvocato Benito Magagna, che rappresentava l’Asl nella contesa legale, annuncia ricorso.
A rivolgersi al tribunale sono stati 26 professionisti non medici, dell’Asl, in particolare biologi, farmacisti e psicologi, che pretendono il riconteggio delle somme percepite come “premio di risultato”, considerato troppo basso, irrisorio rispetto all’impegno profuso, e quindi da rivalutare.
La causa è stata avviata tre anni fa, i compensi contestati sono stati distribuiti fra il 2011 e il 2015.
«Noi continuiamo ad essere convinti che il conteggio che ha trovato riscontro nella sentenza non sia fondato su elementi coerenti rispetto all’interpretazione espressa in una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione - ribatte l’avvocato Magagna - La consulenza tecnica ha fatto riferimento a valori che risalgono al 1997, mentre bisognerebbe tornare più indietro, al 1989. Crediamo di poter far valere le nostre ragioni in appello o anche in Cassazione». —
Gioele Caccia
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