Screening sierologico, primi test ai donatori di sangue
Prima giornata di test sierologici per i donatori di sangue. Ieri ai soci Avis che avevano prenotato l’appuntamento nella sede provinciale di corso Giovecca, a Ferrara, è stato consegnato oltre al questionario con le domande sullo stato di salute, un modulo del consenso informato integrato dall’invito a sottoporsi all’esame. L’obiettivo dichiarato dalla Regione è di estendere il più possibile gli screening finalizzati ad individuare i portatori asintomatici del virus.
Nei giorni scorsi, dopo il personale sanitario di ospedali, case di riposo etc. e i sacerdoti, che in provincia hanno già completato la “chiamata”, è stato avviato lo screening anche per i donatori di sangue che in regione è partito ieri e nel fine settimana, nel Ferrarese, coinvolgerà anche i soci Avis delle sezioni periferiche.
«La prima giornata è andata bene – spiega il direttore sanitario dell’Avis provinciale, Florio Ghinelli – L’adesione, che è volontaria, al momento è molto alta e ci auguriamo che si mantenga a questi livelli anche nei prossimi giorni e nelle prossime settimane».
Nella provincia estense sono circa 12mila i donatori di sangue, in Emilia Romagna quasi 140mila. Il via ufficiale all’iniziativa l’ha data l’assessore alle Politiche per la Salute, Raffaele Donini, dalla Casa dei donatori di sangue dell’Ospedale Maggiore di Bologna, dove ieri si è andato a salutare e ringraziare tutti gli operatori coinvolti nella nuova indagine, che vede l’adesione del Centro Regionale Sangue, delle Asl, di Avis e di Fidas.
I dati raccolti permetteranno di capire se la diffusione del Sars-CoV-2 (il coronavirus che ha diffuso la pandemia in corso) tra i donatori di sangue delle diverse province è in linea con la situazione del territorio di appartenenza, e quindi di comprendere meglio come e dove il virus sia circolato, «fermo restando il fatto che tutte le donazioni, anche nel periodo di emergenza, sono state effettuate in condizioni di massima sicurezza sia per chi il sangue lo ha donato, sia per chi lo ha ricevuto», scrive la Regione.
più sangue donato che trasfuso
«Si tratta di una proposta che ho avanzato qualche settimana fa – ha sottolineato l’assessore Donini – e che sta ottenendo un’adesione pressoché totale dei donatori di sangue, che dimostrano ancora una volta generosità e grande senso di responsabilità, allargando con il loro consenso la nostra azione preventiva per il contrasto alla diffusione del contagio. Questa nuova indagine epidemiologica, aggiunta a quelle già in corso per altre categorie, contribuirà ad individuare e circoscrivere potenziali focolai».
La generosità dei donatori di sangue dell’Emilia Romagna «supera ogni confine e non conosce ostacoli - ha aggiunto l’assessore regionale - Anche nel periodo di emergenza le donazioni sono proseguite, in sicurezza e senza rischi, e come sempre la nostra regione non solo è autosufficiente, ma anche in grado di donare ad altre».
In regione nel 2019 il numero totale dei donatori di sangue, che hanno un’età media tra i 40 e i 45 anni, è leggermente calato: 138.241 contro i 139.250 del 2018. E sono state 197.157 le unità di sangue trasfuse, a fronte di 214.103 unità raccolte; l’ormai consolidato numero di unità utilizzate per la trasfusione (197.194 nel 2018) è frutto di un impiego sempre più appropriato di questa risorsa in relazione alle necessità e alle condizioni del paziente, di tecniche operatorie all’avanguardia e dell’introduzione di strategie di contenimento della terapia trasfusionale ormai consolidate nella pratica medica.
L’indice di donazione in Emilia Romagna, cioè il numero di donazioni effettuate per 1.000 abitanti, è trai migliori in Italia: 62,5 nel 2019, in aumento rispetto all’anno precedente in cui era assestato al 61,4, a fronte del 49,4 a livello nazionale. Nel Ferrarese, nei primi sei mesi del 2020, le donazioni sono risultate in aumento. —
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