Il sondaggio Ascom evidenzia criticità Crisi del commercio accentuata dal covid
Si chiedono meno tasse e snellimento della burocrazia Urban: non si deve rimanere fermi serve un cambiamento
Fatturati ridotti, ampio ricorso alla cassa integrazione, forti esigenze di liquidità, le difficoltà e i costi dell’adeguarsi alle misure anti-contagio, che in certi casi hanno inciso anche sulla propensione dei clienti a spendere e che potrebbero incidere anche sulla sostenibilità economica dell’azienda se ne fosse richiesto il rispetto anche a medio-lungo termine.
Il sondaggio
È quanto emerge da un sondaggio online effettuato da Ascom Confcommercio Ferrara fra le aziende associate per capire come abbia inciso, e stia incidendo, l’epidemia sulle imprese del terziario a Ferrara e provincia, con un focus sui settori del commercio, del turismo e dei pubblici esercizi direttamente toccati dal periodo di chiusura delle attività. Particolarmente drastica è la riduzione dei fatturati, visto che la metà delle imprese dichiara fatturati inferiori al 30% rispetto al 2019, anche a maggio con le riaperture. E l’evoluzione della crisi prosegue a giugno, con il 40,5% delle imprese che si avvale ancora degli ammortizzatori sociali. Con la riduzione del fatturato è poi aumentata l’esigenza di liquidità: il 61,5% ha già dovuto rifinanziarsi con capitali propri o prestiti garantiti e il 10,4% non esclude di doverlo fare. E in tutto questo non paiono aver dato efficaci risposte le misure pubbliche previste a favore delle imprese: il giudizio è insufficiente per il 75,7% e condivide l’inadeguatezza dei provvedimenti presi anche chi non è mai stato costretto alla chiusura, come il commercio alimentare (58, 5%).
Effetti diversi
Dal sondaggio emerge inoltre quanto l’adozione delle misure di sicurezza anti-contagio abbia sortito effetti molto diversi a seconda dei settori: mentre nel commercio oltre il 60% riconosce come i consumatori si siano abituati ai nuovi comportamenti, nei pubblici esercizi le precauzioni da prendere incidono in modo significativo sulla propensione della clientela a spendere (47,2%). Prossime priorità? Per il 90,2% delle imprese la riduzione delle tasse e per il 61,2% lo snellimento della burocrazia, e poi la concessione di contributi a fondo perduto per il 48,1%; esigenza questa sentita peraltro dal turismo e dai pubblici esercizi. L’analisi, basata sulle risposte di 366 imprenditori, si è poi concentrata anche sulle prospettive per l’imminente futuro. E se la maggioranza (55,2%) pensa che il superamento della crisi dipenda dal graduale ritorno alle normali abitudini dei consumatori, un 21% si affida all’aiuto delle istituzioni pubbliche e delle associazioni e un 23,5% alle proprie capacità di reazione: «non si deve rimanere fermi – dice infatti il direttore Davide Urban – c’è ora l’obbligo di un cambiamento, la necessità di inventare qualcosa di innovativo, e dovrà certo esserci un rapporto pubblico-privato che ormai è essenziale». Un rapporto che auspica lo stesso presidente provinciale di Ascom, Giulio Felloni, «per evitare che dopo la pausa estiva arrivi una tempesta perfetta a dare un colpo mortale alle imprese, fra calo di consumi, crisi di liquidità e malaburocrazia». E un rapporto nel quale gioca un ruolo fondamentale anche la Camera di Commercio, che sulla base del sondaggio riorienterà, considera il segretario Mauro Giannattasio, i propri progetti a favore delle imprese: «non c’è cosa più importante che progettare nuovi servizi alla luce delle reali necessità delle imprese. È qualcosa che dovrebbe fare anche il pubblico». –
Giovanna Corrieri
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