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Domani le prime due messe post-sisma 

La chiesa di Gaibanella riapre dopo otto anni grazie ai fondi dei paesani

Marcello Ferrari

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l’evento

Sono passati più di 8 anni da quando le scosse di terremoto hanno privato Gaibanella della sua chiesa, e ora le porte del tempio cinquecentesco dedicato a Sant’Agnese stanno nuovamente per riaprirsi ed accogliere i fedeli che tanto ne hanno sentito la mancanza. Terminati i lavori di ristrutturazione, da domani infatti le messe domenicali delle ore 8 e 11 torneranno a tenersi nella chiesa rinnovata. Non si tratta per la verità di una inaugurazione ufficiale – per quella ci vorrà ancora un po’di tempo, e sarà presente anche l’arcivescovo Gian Carlo Perego – ma intanto per i fedeli questo rappresenta un tanto agognato ritorno alla normalità.

Una rinascita nella quale gli abitanti di Gaibanella hanno avuto un ruolo attivo fondamentale: fin da subito infatti si sono adoperati con cene e varie iniziative di beneficenza che hanno consentito di raccogliere fondi grazie ai quali è stato possibile svolgere la parte dei lavori non coperti dai fondi regionali, come il restauro del coro settecentesco e il nuovo impianto elettrico e di riscaldamento.

Il cantiere si è avviato a ottobre 2018, ma la primavera successiva, quando ormai sembrava in dirittura di arrivo, si è bloccato in quanto i fondi stanziati dalla regione per la ristrutturazione – circa 180. 000 euro – si sono rivelati insufficienti, ed è stata quindi inoltrata alla regione una richiesta di integrazione. Dopo un lungo stop, lo scorso inverno questi sono finalmente ripresi, completando il consolidamento interno rimasto in sospeso, e lasciando quindi il campo a quella parte di lavori a carico del paese. Qualche finitura rimane ancora da completare, ma il traguardo ormai può dirsi raggiunto e tanta è la soddisfazione dei parrocchiani per il risultato di grandi sacrifici fatti in prima persona, e per la straordinaria risposta che tutto il paese ha saputo dare. Ora non rimane che mettere la parola fine a questa lunga assenza, e riappropriarsi di un luogo che molti non hanno mai smesso di sentire come loro. –

Marcello Ferrari

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