«Ho 100 anni e 5 mesi e aspetto ancora le mie croci al merito conquistate in guerra»
Liborio Mattaliano è un triestino trasferito a Ferrara per amore Le onorificenze gli arrivarono solo su carta: ma ora il metallo c’è...
il caso
«Voglio giustizia! Ho 100 anni e 5 mesi e penso che sia giunto il momento di rimediare al torto che ho subito!». Liborio Mattaliano residente a Ferrara in via Palestro, ha prestato servizio in Marina per 40 anni, anche in tempo di guerra, salvando tre marinai e anche una cagnolina.
«Il mio gesto – racconta con una lucidità sorprendente – fu lodato dai miei superiori e persino la principessa Maria Josè di Savoia si congratulò con me, premiandomi con dieci giorni di licenza, ma le croci al merito che mi furono riconosciute dopo dal Ministero non arrivarono mai: ho solo due pezzi di carta, ma se vado a qualche iniziativa posso presentarmi con i due diplomi sul petto? Io voglio le medaglie, che non mi furono consegnate per risparmiare il metallo: capisco allora, ma oggi credo che ci sia».
Liborio è nato a Trieste da padre siciliano e madre triestina il 27 febbraio 1920, ha sposato una ferrarese. Aveva 16 anni quando iniziò a navigare. Era a New Orleans quando suo padre gli scrisse che era stato richiamato perché era scoppiata la guerra e doveva ritornare. Così fece e fu mandato prima a Pola e poi a Roma, come attendente di un colonnello, dove però rimase pochi giorni, perché non resisteva a quel tipo di vita.
«Vengo imbarcato a Taranto su una nave ospedale – ricorda corredando la sua storia con tantissimi particolari – e facevamo avanti e indietro da Tripoli per riportare in patria i feriti. Quel giorno, mentre eravamo in mare, arrivò un sos da Tobruk, perché una nave era stata affondata: arrivammo sul posto e vidi tre marinai annaspare nell’acqua, mi buttai subito e uno alla volta riuscii a salvarli. Stavo riprendendomi dalla fatica quando notai una zattera alla deriva con qualcosa sopra; non riuscendo a capire cosa fosse e pensando a una persona svenuta mi ributtai e nuotando arrivai alla zattera, dove c’era una cagnolina zuppa e infreddolita. Non riuscivo a prenderla, allora pensai che l’unica cosa era trascinare la zattera e così feci. Per questo ebbi le Croci al merito di guerra, ma solo sulla carta, mentre io desidererei averle veramente».
Gli vengono dati dieci giorni di licenza premio e torna a Trieste, ma ha una colica al fegato e finisce all’ospedale: gli salva la vita, perché proprio in quel periodo la sua nave viene affondata da un caccia inglese, uccidendo tutto l’equipaggio.—
Margherita Goberti
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