Avvocati in aiuto alla procura Si accende lo scontro tra legali
Critiche e attacchi: «Il prossimo passo sarà spazzare i corridoi del tribunale» Giovani toghe (Aiga): «Non siamo manovali tuttofare. Oggi l’assemblea dica no»
Sulla chat degli avvocati ferraresi si parla solo della proposta di Alberto Bova che ha chiesto che i legali aiutino la procura, distaccando giovani avvocati dagli studi per superare il blocco dei processi deciso dal procuratore Andrea Garau. Ma sulla chat, tanti colleghi avvocati non ne parlano bene: «Il prossimo passo quale sarà, spazzare i corridoi del Tribunale?», la battuta pungente di uno di loro, un giovane.
Oggi confermerò la proposta
Bova, attaccato e criticato su più fronti, va avanti: «All’assemblea (oggi pomeriggio all’Hangar di Grisù, ndr) porterò avanti la mia proposta», spiega alla Nuova, mentre risponde ai tanti sulla chat che invece si dicono d’accordo sul pensiero espresso da Piero Giubelli, ex presidente Ordine avvocati. Critico e sferzante Giubelli sulla proposta, va subito al punto dopo il «grido di dolore» di Garau e il suo appello- denuncia: «Se la Procura ha dei problemi, fatto che ci è ignoto, visto il balletto dei numeri tra l'ufficio ed il Ministero da cui dipende, è a quest'ultimo che deve rivolgersi, poichè si va a svolgere un'azione di supplenza, qualunque essa sia, invece che risolvere i problemi, si finisce con il procrastinarli all'infinito».
Insomma, lo Stato faccia lo Stato. Ma il confronto-dibattito monta, non si frena, con interventi di avvocati anche rappresentanti politici che vengono tirati per la giacca in un senso o in un altro. Maura Tomasi, avvocata e deputata della Lega, sposa la linea di Giubelli, pur suo “rivale”, solo in politica visto che l’ex presidente Ordine è il referente di Italia Viva a Ferrara. Bova lapidario, rintuzza e invita: «Chi rappresenta partiti che hanno governato o che governano attualmente, farebbe meglio a mio sommesso parere dall’astenersi dal commentare». Il vero nodo, tuttavia, è che l’aiuto ipotizzato dovrebbe arrivare da giovani avvocati o praticanti. E comunque “volontari” che andrebbero individuati, aprendo secondo Giubelli problemi non di facile soluzione: «permettere l'accesso all'interno degli uffici della procura a persone che, senza nessun rapporto di lavoro, né mandato difensivo, possano prendere visione di fascicoli penali riservati, apre una violazione della privacy e del diritto di riservatezza, esponendo la Procura a responsabilità penali e civili che non necessitano di un fine giurista per comprenderle».
E loro i “giovani avvocati” che dovrebbero aiutare la procura ad uscire dal blocco dei processi, sono ancor più duri: «Esprimiamo la più ferma contrarietà», spiega in una nota il Direttivo Aiga (associazione giovani avvocati). Per un semplice motivo: «L’idea di fondo che emerge dalla proposta del collega Bova è che praticanti e giovani avvocati siano sostanzialmente manovalanza tuttofare». L’idea di distaccarli dai capistudio a piacimento agli uffici giudiziari che ne avessero bisogno «esprime una concezione assolutamente fuori dal tempo del rapporto tra avvocato e praticante o di quello tra colleghi, oltre che deontologicamente inopportuna». E ancora: «praticanti non sono dipendenti degli avvocati, così come non lo sono gli avvocati collaboratori degli studi strutturati, stupisce doverlo ricordare ancora nel 2020».
Lo stato risolva il problema
E la proposta Bova?«Non fornisce alcuna concreta soluzione al problema manifestato dal Procuratore, che riteniamo possa e debba essere risolto dallo Stato con assunzioni in pianta stabile di nuovo personale nel più breve tempo possibile». Proposta che oggi l’Assemblea degli avvocati deve rigettare, l’invito di Aiga, che si rende disponibile a iniziative «volte a portare l’attenzione del Ministero sulla situazione di grave scopertura dell'organico della Procura». «È necessario - chiude- che come sta ripartendo il resto del Paese riparta a pieno regime anche il mondo della giustizia». —
Daniele Predieri
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