C’è il grano “monococco” per i panificatori ferraresi
È grano antico e rappresenta la nuova opportunità per i coltivatori della provincia Ieri un convegno per fissare i prossimi obiettivi. Facchini: «Dobbiamo crederci»
Per alcuni quello ferrarese è il più buono del mondo. Parliamo del pane, straordinaria “coccarda” che Ferrara può appuntarsi al petto. Ieri nel corso di un convegno che si è svolto alla “Vassalli” (aziende estense che produce pane per la grande distribuzione) gli esperti del settore hanno fatto il punto su uno dei prodotti più tipici di questa terra ma anche sulle prospettive della sua materia prima per eccellenza, il grano. Uno, in particolare, e cioè quel grano chiamato “monococco”, o grano antico, che sui terreni di casa nostra non ha ancora attecchito ma che si candida già a essere la nuova frontiera della economia agricola di questa provincia.
E proprio ieri, di fronte a una platea qualificata, è stato l’agronomo Adriano Facchini a lanciare questa nuova sfida: «Questo tipo di grano – ha detto Facchini, grande esperto del settore, alludendo proprio al monococco – sarà, anzi è già, la nuova sfida che attende Ferrara. Si tratta di un grano altamente ricco di proteine, che possiamo paragonare in termini calorici a una bistecca di manzo, e ha inoltre altre rilevanti proprietà alimentari». Ma, si obiettava, cosa si può produrre col grano monococco? «Molte cose – risponde Facchini – basti citare la pizza, il pane ferrarese, la pasticceria». Grano duro, 15mila ettari coltivati; grano tenero 35mila, a Ferrara s’intende: perché ancora così scarse sono, invece, le coltivazioni del monococco? «Appunto – taglia corto Facchini – per questo diciamo che il grano monococco è la nuova sfida che attende Ferrara». Peraltro, a mettere letteralmente le mani in pasta ci avevano già pensato i nostri progenitori, gli Estensi, che nel 1264 “diedero alla luce” la primissima pagnotta. Una tradizione che continua, insomma. E che nel 2004 ha visto l’assegnazione alla “coppia” ferrarese del marchio Igp. Così, mentre l’assessore Matteo Fornasini si è detto orgoglioso per queste eccellenze annunciando un prossimo festival dei prodotti tipici ferraresi, anche la pizza targata Ferrara ha rappresentato una novità, fatta coi nostri pomodori e con la mozzarella che si produce all’agriturismo “Sapori semplici” di Masi Torello. Presente ieri alla “Vassalli”, Manuela Rescazzi, titolare dell’azienda nonché ex sindaco di Masi. Una buona fetta dell’incontro è poi scivolato su un altro emblematico prodotto, un’erba selvatica e urticante ma dallo strepitoso (e spesso non conosciuto) apporto nutrizionale: l’ortica. Celebrata a Malalbergo, sul confine tra Ferrarese e Bolognese, da una sagra d’autore che si terrà tra agosto e settembre. Ortica che si trova e si raccoglie sugli argini dei fiumi e dei canali, e che cresce spontaneamente e rigogliosa sui nostri terreni. Ortica, infine, di cui si stanno testando, all’Università di Ferrara (con il nuovo corso di laurea triennale in tecnologia agraria), le potenzialità attraverso il suo innesto come ingrediente nella pasta e nel pane. Qualcosa di più di una sfida. Che Ferrara e il suo tessuto imprenditoriale in questo settore faranno bene a raccogliere, cumulando le conoscenze scientifiche e la generosità della sua terra e dei suoi prodotti più eccellenti e veri. —
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