Lasciar correre indagini e violenze
Il fondo del direttore de la Nuova Ferrara
Degli infami della caserma Levante, a Piacenza, molto si è scritto e commentato. Aggiungo una nota a margine, sull’aspetto che risponde alla domanda: potevano essere fermati prima? Non mi riferisco alla catena di comando, i superiori dei carabinieri arrestati che non si sarebbero accorti delle estorsioni, dei traffici e dello spaccio, come delle violenze e degli arresti illegali; il vertice provinciale dell’Arma è stato azzerato e si assicurano verifiche scrupolose su potenziali connivenze. Dico piuttosto del corso delle indagini. La questione è diffusa.
Settantacinquemila intercettazioni, un fiume di riscontri, passi quanto mai prudenti per il clamore che l’operazione avrebbe certo provocato. Un magistrato ha confidato dell’imbarazzo di dover incontrare per ragioni di servizio quei militari, sapendo ma dovendo dissimulare. Mentre il sangue continuava a scorrere. Eccolo il punto. I messaggi, le telefonate, le immagini che in questi mesi sono finite nei faldoni dell’inchiesta testimoniavano di violenze in atto e di nuove vittime, raccontavano di pestaggi vigliacchi che gli stessi magistrati inquadrano come torture. Dovevano essere fermati subito? Si è scelto invece di dare priorità alla raccolta di ulteriori elementi d’indagine.
Lasciar correre ancora un po’, registrando e annotando, per blindare le accuse. È un andazzo diffuso. Quello stesso per cui accade che le telecamere nascoste nelle case di riposo e nelle comunità in cui si sospettano abusi, arrivino a collezionare antologie di nefandezze prima che scattino provvedimenti. Le accuse si rafforzano, i colpevoli sono incastrati. Ma a quale prezzo? Quali sofferenze ancora debbono patire vittime ignare?
Buona domenica.
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