Disabili senza aiuti familiari Una casa per assisterli
Il Comune ha messo a disposizione un appartamento e una rete di aiuti L’assessore Carli:«Attività educativa e vita autonoma per chi resta da solo»
COMACCHIO
Mano tesa dall’amministrazione lagunare ai disabili senza rete familiare di sostegno, grazie al progetto “Un appartamento in centro, al centro della comunità”. La giunta ha dato l’ok al progetto definitivo in linea tecnica-economica, per la ristrutturazione di un appartamento di proprietà comunale, situato in corso Garibaldi 46, destinato a persone con disabilità gravi, senza assistenza dopo la scomparsa dei genitori.
l’idea
Frutto di una collaborazione tra assessorati alle politiche educative e ai lavori pubblici, il progetto, finanziato con risorse regionali del fondo “Dopo di noi” , è finalizzato a non interrompere la qualità della vita delle persone con disabilità. «L’idea di progettare per il futuro delle persone disabili nasce in un tempo e in un contesto precisi, determinati dalla presenza di persone, condizioni, bisogni, domande – spiega Alice Carli, assessore alle politiche sociali –, che ne hanno determinato il profilo ed i presupposti di progettazione. L’obiettivo è la piena inclusione che scaturisce da una attenta analisi del territorio e delle sue potenzialità. Come amministrazione sosteniamo da sempre – prosegue l’assessore Carli –, i percorsi di integrazione delle persone disabili fin dai primi anni di vita all’interno delle scuole di ogni ordine e grado ed accoglie nel proprio territorio il centro socio occupazionale (Cso) Dune di sabbia, trasformazione di un remoto percorso Sap (Servizio e aiuto alla persona) per l’integrazione di persone con gravi disabilità».
il principio
L’analisi dei bisogni è partita proprio dai 18 ospiti del laboratorio protetto “Dune di sabbia”, di età compresa fra 18 e 55 anni, sulla base del quale il Comune ha candidato un progetto, per attingere ai finanziamenti dell’apposito fondo regionale (Dopo di noi).
Una parte degli ospiti del centro vive con un solo familiare o con genitori anziani. Ecco allora la necessità di individuare e sperimentare nuovi spazi di vita, per conferire continuità al contesto domestico-familiare, anche dopo il decesso dei genitori. «Si è pensato quindi di creare un appartamento, organizzato in modo tale da offrire attività educativa e vita autonoma con un supporto assistenziale – chiarisce l’assessore Alice Carli – da parte di una rete di servizi territoriali che si occupano di disabilità gravi». L’inserimento nell’appartamento si baserà sulla logica della co-progettazione e su un percorso personalizzato, condiviso con i familiari degli ospiti coinvolti (fratelli, zii, cugini).
come funziona
Da un progetto individuale prenderà forma un percorso allargato, che vedrà in partnership numerosi attori istituzionali e del terzo settore. «L’appartamento potrà ospitare fino a tre persone adulte con disabilità prive di sostegno familiare dopo la morte delle figure parentali che si sono prese cura di loro – conclude l’assessore alle politiche sociali – e vuole quindi essere una risposta polivalente alla realizzazione dei progetti di vita delle persone in situazione di svantaggio e perseguire più ampiamente la finalità di promuovere una cultura più rispettosa della qualità della vita delle persone disabili, troppo spesso identificate, solo per la loro patologia». —
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