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Giustizia troppo lenta al processo Tecopress Assolto e poi risarcito

Ricorso per la ragionevole durata del caso  

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Il principio

È una coda del processo per la tragedia alla Tecopress di Dosso, già chiuso da due anni, con due condanne e tutti i tecnici assolti. Uno dei tecnici, Antonio Proni, però dopo aver incassato l’assoluzione ha presentato ricorso contro il Ministero di Giustizia per “equa riparazione” perchè il processo è durato troppo. Ed ha avuto ragione, visto che i giudici hanno deciso per lui un indennizzo economico di 2.100 euro. La violazione contestata da Proni e dal suo legale verte sui «termini di ragionevole durata del processo» - previsti dalla legge Pinto, 89/2001 - e prevede un indennizzo a chiunque reclami la eccessiva lunghezza di cause giudiziarie. E dire che questo di Tecopress è stato il più veloce per le tragedie del terremoto: il primo ad arrivare a sentenza, prima di Ceramica S.Agostino e Ursa (per quest’ultimo sono state riaperte le indagini. La richiesta di indennizzo per la Giustizia lenta è un automatismo: dopo il ricorso al Ministero viene fissato il procedimento in Corte d’appello, e quella di Bologna aveva dato ragione nel febbraio 2019 a Proni, indicando in 2.100 euro l’equa riparazione. Il “processo” è finito in Cassazione, però perchè è contestata la liquidazione delle spese processuali, per 250 euro, non congrue. La Cassazione ha dato ragione al legale di Proni, ha bocciato la decisione della Corte d’appello e rinviato ad altra Corte il calcolo per una somma maggiore. Il legale di Proni, interpellato ieri, spiegava che si tratta di cifre simboliche e che questa causa è stata attivata per mero principio giuridico. Il processo Tecopress a carico di Proni era durato oltre 6 anni - dal 2012-2018, tra indagini preliminari e udienze -, termine che fa scattare la richiesta di indennizzo. Resta il pronunciamento dei giudici sul risarcimento a Proni che può dirsi fortunato, perchè ribadiamo è stato assolto e il processo Tecopress dopo il primo grado è diventato definitivo: nessuno ha fatto ricorso in secondo grado, altrimenti sarebbe ancora imputato, allungando la ragionevole durata. —

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