Il Mulino sollevato dall’acqua Ora la valutazione dei danni
Iniziata l’operazione di recupero della struttura che ha rischiato l’affondamento Ieri il livello del Po si è alzato di mezzo metro destando grossa preoccupazione
Ro
Sono partiti ieri mattina, di buon ora, i lavori di recupero del Mulino sul Po, che mercoledì scorso aveva rischiato di sprofondare nelle acque del Po, dove si trova sin dal 2005, anno dell’inaugurazione. Un lavoro complicato e delicato.
«Il Mulino è ancora fissato alla gru di recupero ma è fuori dall’acqua – spiega il sindaco Andrea Zamboni –. Un primo risultato per niente scontato, raggiunto attraverso lo sforzo di personale qualificato della ditta esecutrice e del Comune di Riva del Po che dalle prime ore del mattino era sul posto. Il livello del fiume è cresciuto di circa 50 centimetri da sabato e questo ha destato subito grosse preoccupazioni, tanto che si è anche valutato di affondare la parte ancora in galleggiamento per evitare che la struttura del natante, del peso di 26 tonnellate, si rompesse a metà».
lavoro di squadra
A supporto della ditta Finotti di Taglio di Po c’erano i volontari della Protezione civile di Ro, che hanno provveduto, con le pompe di aspirazione, a buttare fuori dal Mulino l’acqua. Pare che il danno non sia così grave, con diverse fessurazioni sul fondo della struttura, che però dovrebbero essere riparate in loco, senza spostare il Mulino al cantiere di Goro, ipotesi che si era fatta largo giorni fa.
LA RIPRESA DI OGGI
Questa mattina riprendono i lavori, che consistono nel riportare lontano dall’acqua la struttura, ora agganciata alla gru, ed iniziare quindi le valutazioni sul ripristino dello scafo. Sembra anche che la struttura in legno non sia così usurata e quindi una buona manutenzione dovrebbe riportare il Mulino ai suoi vecchi splendori. Mentre si fa sempre più largo l’ipotesi di un ricollocamento sulla terra ferma, ma questa decisione verrà presa dopo il ripristino della struttura.
LA MINORANZA CRITICA
Su questa scelta è sempre più critica la consigliera di minoranza Daniela Simoni.
«Primo caso nella storia di mulino galleggiante spiaggiato – commenta –. Un primato è sempre buona cosa vantarlo anche se ci renderà sberleffi. Nei primi anni del ’900 il grande fiume contava innumerevoli mulini quali vere e proprie attività produttive e residenze dei mugnai e delle loro famiglie. Hanno galleggiato per anni e sono stati il sostentamento di tanti nuclei familiari. Oggi, con le tecniche di cui disponiamo, non siamo in grado di farne galleggiare uno soltanto. Insisterò – chiude la Simoni – fino allo sfinimento: senza una debita e seria assegnazione in gestione anche questa nuova ed innaturale allocazione sarà vana». —
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