Celanese nel 2021 chiuderà via Marconi I sindacati: subito un incontro con Fabbri
La multinazionale con sede a Dallas produce plastica speciale per i cruscotti delle auto. Settanta lavoratori rischiano il posto
Una nuova e pesante tegola si abbatte sul già provato tessuto produttivo e occupazionale di Ferrara. Ieri pomeriggio, con una preoccupata presa di posizione, Cgil Cisl e Uil hanno annunciato di aver ricevuto da parte della multinazionale statunitense Celanese (sede centrale a Dallas, Texas) la comunicazione che nel giugno 2021, Celanese Italia chiuderà lo stabilimento di viale Marconi. La società, che a Ferrara ha due siti produttivi, uno appunto in viale Marconi e l’altro all’interno del petrolchimico, è specializzata nella lavorazione di plastiche speciali usate soprattutto per cruscotti e volanti anche in segmenti di lusso del settore auto. Un terzo sito di produzione si trova a Forlì. Ed è proprio nella città romagnola che il management di Celanese vorrebbe trasferire quanto oggi è in viale Marconi. Ma con tutte le possibili conseguenze a livello di posti di lavoro. Un passaggio che non è passato inosservato e che ieri ha portato i sindacati (categoria chimici) a prendere immediatamente posizione: «Credo che l’impatto che deriverebbe dalla chiusura dello stabilimento di viale Marconi sarebbe devastante per l’economia ferrarese – ha detto ieri Fausto Chiarioni della Cgil – chiediamo, come sindacati unitari, un immediato incontro al sindaco di Ferrara, Alan Fabbri. La crisi Celanese rischia – ha aggiunto Chiarioni – di tirarsi dietro anche altre realtà e dunque siamo molto preoccupati, soprattutto sul versante lavoro dove 70 dipendenti sono col fiato sospeso».
Ma quali sono le cause di questa crisi? La multinazionale texana, proprietaria anche dello stabilimento di viale Marconi, dà la colpa alla più generale crisi del settore auto, e per Chiarioni e colleghi «per un certo verso il ragionamento funziona. Ma si tratta di una chiusura che non possiamo permettere perché a nostro avviso ci sono state responsabilità precise in scelte commerciali sbagliate, i cui esiti non possono ancora una volta ricadere sui lavoratori». Per questo i tre sindacati hanno subito manifestato la ferma contrarietà alla decisione aziendale rimarcando l’importanza sia per il parco tecnologico di viale Marconi che per tutto il sistema economico della città, della continuità produttiva dell’impianto ferrarese. Insomma, fronte comune, quello sindacale, fronte col quale, sottolinea ancora Chiarioni riprendendo il pensiero dei colleghi di Cisl e Uil, «il sindacato unitariamente intende contrastare la decisione di chiusura presa dal gruppo americano. Allo stesso modo ci impegniamo ad avviare un percorso di confronto con le istituzioni ai vari livelli locali per iniziare da subito a ricercare le possibili soluzioni per far recedere l’azienda da questa sua iniziativa».
Questa mattina in via Marconi assemblea coi 70 lavoratori.
La continuità delle attività di questo sito è sempre stata al centro dell’attenzione sindacale nei vari cambi societari e crisi aziendali, che a partire dall’esperienza della P-Group e passando per il gruppo Softer, hanno portato all’arrivo della società Celanese.
«Questo perché – rimarcano i sindacati – l’abbiamo sempre ritenuta fondamentale per la tenuta di tutto il sistema chimico ferrarese. Contemporaneamente è forte il richiamo alle istituzioni – concludono i sindacati – da parte di tutti i poli chimici», e da qui l’incontro chiesto al sindaco di Ferrara. «Vogliamo – ha concluso Chiarioni – intraprendere tutti i percorsi per garantire la continuità produttiva di questa azienda nel nostro territorio». —
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