Energia dalle alghe Il Comune deve pagare per l’impianto abortito
Dopo il dietrofront dei pescatori nel 2014 il no del municipio Il Tar: giusto, però si rimborsi l’azienda che l’aveva ideato
GORO
Produrre energia dalle alghe. Proprio quelle alghe che nella Sacca di Goro, presenti in eccesso, ostacolano la coltivazione e la pesca.
L’idea era questa: gli stessi pescatori, che quel materiale comunque lo raccolgono, lo conferiscono a un impianto a biogas, che così può funzionare. Lo spunto di un’impresa privata, la Energesi Ambiente di Forlì, nacque a metà 2013 ma abortì meno di un anno dopo. Ne è sorto un contenzioso giudiziario su cui si è pronunciato recentemente il Tar dell’Emilia Romagna.
l’accordo iniziale
A ricorrere ai giudici è stata proprio l’azienda romagnola, chiedendo nella sostanza di poter andare avanti con il progetto e il recupero dei danni subiti per quello stop improvviso. Già, perché le basi per realizzare l’impianto a cogenerazione a partire dalle alghe erano state messe da un accordo sottoscritto tra Energesi Ambiente, il sindaco di Goro Diego Viviani e 16 cooperative di pescatori, per la raccolta e il conferimento di 10.400 tonnellate annue.
Il consiglio comunale il 13 febbraio 2014 aveva votato l’interesse pubblico dell’opera, superando qualche iniziale perplessità degli uffici (l’impianto sarebbe stato costruito in via Vallazza, su un terreno non conforme agli strumenti urbanistici vigenti) e la Provincia si era accodata, programmando la conferenza dei servizi finalizzata all’autorizzazione.
IL DIETROFRONT
Riunione dopo riunione, l’idea era sembrata poter prendere piede, con i permessi rilasciati da diversi enti, tra cui Parco del Delta, Vigili del fuoco e Asl. Fino a che il Comune non fa marcia indietro: in aprile revoca il proprio atto consiliare e nega l’interesse pubblico. Un effetto delle proteste anti biogas (a Goro in quelle settimane era nato un comitato che raccolse firme contro il progetto e poi manifestò a Ferrara davanti alla sede della Provincia) ma anche del dietrofront fatto dalla maggioranza delle coop di pesca. Su queste basi, la conferenza dei servizi del 9 aprile ferma tutto.
LA SENTENZA
Cosa ha detto il Tar? I giudici hanno riconosciuto che senza la disponibilità delle alghe non ci può essere interesse pubblico, e dunque che è stato giusto fermare il progetto. Ma allo stesso tempo che i danni emergenti subiti dall’azienda vanno pagati dal Comune che aveva sottoscritto gli impegni. L’ammontare del rimborso sarà frutto di una trattativa tra le parti. —
F.T.
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