I sindacati in allarme: «Ora la politica faccia il suo dovere»
Cgil, Cisl e Uil lanciano un messaggio chiaro: impensabile trasferirsi a Forlì. Questa mattina in municipio incontro con il sindaco Fabbri
le reazioni
Una conferenza stampa diversa dal solito, con toni inediti. Ma pienamente comprensibili. Vittorio Caleffi per la Uil, Luigi Baiano per la Cisl e Fausto Chiarioni per la Cgil. Nella sede Uil di via Oroboni si svolge l’atteso appuntamento con i tre sindacalisti presenti, pochi minuti prima, alle assemblee coi lavoratori. Si entra subito nel vivo. «Sapevamo, e sappiamo ora ancora di più e meglio – dicono i responsabili sindacali – che alla base di questa decisione, quella di chiudere lo stabilimento di via Marconi, ci sono precisi errori dell’azienda. Problemi legati alle vendite». Caleffi, Baiano e Chiarioni sono ancora più espliciti: «Quanto ai prezzi da praticare ai clienti, la proprietà americana non è andata per il sottile. Noi facciamo plastiche di alta qualità e voi clienti vi adeguate ai nostri prezzi». Normale che parole come queste in qualche cliente abbiano provocato un repentino dietrofront. «Per questo – riprendono i sindacalisti – ora temiamo anche per lo stabilimento Donegani». La proprietà, al momento, si dice disponibile a riassorbire a Forlì i lavoratori in uscita da Marconi: «Ma la maggior parte – chiarisce Caleffi – non vuole e non può sobbarcarsi una trasferta, da Ferrara a Forlì, quotidiana fatta di 130 chilometri, solo andata». Poi la parte più preminente di questo incontro, quella che si rivolge alla politica, a chi amministra il Comune di Ferrara. «Adesso la politica deve fare il proprio dovere – interviene deciso Chiarioni, Cgil – chi amministra oggi il Comune di Ferrara deve prendere una posizione forte e coraggiosa. Non basta fare gli arbitri della partita, sindaco e giunta devono saper convincere, con gli strumenti a loro disposizione, i vertici di Celanese a non chiudere lo stabilimento Marconi».
Una multinazionale, Celanese, che per i sindacati ha anche un altro difetto: «Non hanno mai presentato un piano industriale, nonostante le nostre richieste». Tradotto: i sindacati chiedono ad Alan Fabbri un sostegno concreto e risposte tempestive. È la prima grana di grande rilevanza a livello occupazionale per questa giunta comunale. Da parte sua il primo cittadino sa bene che la partita non è soltanto economica, ma anche “sociale”.
Fabbri, che questa mattina incontrerà i sindacati, ieri ha usato parole ferme: «Faremo tutto il possibile – ha detto – per mantenere attivo questo importante presidio operativo. Appena sono venuto a conoscenza dell’intenzione da parte della casa madre statunitense di chiudere l’impianto Celanese mi sono attivato e domani (oggi per chi legge, ndr) incontrerò in residenza municipale i rappresentanti dei sindacati per approfondire i diversi aspetti della vicenda, elaborare le strategie più efficaci ed esprimere massima vicinanza agli operai addetti di questo importante settore». Ora dalle parole si dovrà passare ai fatti. «Una situazione – ha aggiunto ancora il sindaco di Ferrara – che metterebbe in difficoltà anche le altre aziende che operano all’interno della stessa area industriale». La speranza dei sindacati è quella che la politica, con i suoi tanti e potenti addentellati, possa in qualche modo far recedere la proprietà di Celanese dai suoi propositi di chiusura per quanto riguarda Marconi. Ma è altrettanto chiaro a tutti gli attori di questa vicenda che si tratta di un tentativo la cui riuscita appare tutt’altro che scontata. –
m. puli.
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