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diritto del lavoro 

La causa degli infermieri contro la tassa dell’Ordine: «La paghi l’ospedale»

Una ventina di dipendenti  del polo di Cona chiede la parificazione della posizione rispetto a quella degli avvocati con vincolo di esclusività

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FERRARA. Dal tecnico audiometrista al dietista, all’igienista dentale, al podologo, al tecnico della riabilitazione psichiatrica. La nascita di 17 nuovi ordini professionali è stata una delle novità del 2018, anno che ha visto nascere anche la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche. L’iscrizione all’albo di Ferrara, per gli infermieri, comporta il pagamento di una tassa annuale di 50 euro.

Chi la deve pagare? La questione dovrà essere chiarita da un giudice locale, dopo che una ventina di infermieri dipendenti del Sant’Anna ha deciso di rivolgersi al tribunale per imputare quel costo al datore di lavoro, cioè l’azienda ospedaliera. L’udienza è già stata inserita in calendario per metà settembre. Il Sant’Anna si oppone al ricorso e quindi dovrà essere il giudice del lavoro Alessandra De Curtis a dirimere la questione. L’azione legale è stata promossa lo scorso gennaio e fonda la sua sostanza su una sentenza del 2019 emessa dal tribunale di Pordenone che riprende un pronunciamento della Cassazione riferito agli avvocati, esonerati dal pagamento della tassa ogniqualvolta sussista il vincolo di esclusività del rapporto di lavoro. Se l’iscrizione all’albo è obbligatoria ma collegata allo svolgimento di un’attività professionale nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente, la Corte ritiene che la tassa rientri tra i costi per la realizzazione di quell’attività che dovrebbero gravare sull’ente che beneficia in via esclusiva del lavoro. La sentenza friulana ha accolto le ragioni di 214 operatori che in quella provincia sono chiamati a versare una tassa di 75 euro.

Il merito e i costi. Il giudice Angelo Riccio Corbucci, a Pordenone, ha ritenuto che dal punto di vista del diritto del lavoro la posizione di un infermiere iscritto al proprio albo professionale e di un avvocato, iscritto al suo ordine, siano da parificare se entrambi svolgono un lavoro dipendente con obbligo di esclusività. Non si conoscono le motivazioni con cui l’azienda ospedaliera intende opporsi al ricorso. Ma al di là delle ragioni di merito forse un qualche peso potrebbe averlo il fatto che, se il ricorso sarà approvato, il costo per l’ospedale - che potrebbe moltiplicarsi per centinaia di dipendenti - potrebbe lievitare fino a qualche decina di migliaia di euro. —

Gioele Caccia

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