La gomma “speciale” e l’attenzione ai clienti Il modello di successo smontato da Celanese
Il trasferimento deciso dal colosso texano ha radici in anni di scelte Il polo chimico rischia di perdere un’eccellenza sviluppata al suo interno
la storia
Quando la multinazionale statunitense Celanese acquisì i due stabilimenti della plastica di Softer nel polo chimico, alla fine del 2016, in pochi immaginavano quanto amaro si sarebbe rivelato quell’affare. A distanza di un triennio, con l’annuncio dei texani di voler spostare macchine e attività sui compound a Forlì lasciando senza prospettive 67 dipendenti, riavvolgere il nastro serve anzitutto a capire perché Ferrara sta rischiando di perdere una produzione di eccellenza molto legata, tra l’altro, alle capacità sviluppate in decenni nel suo distretto della plastica.
impresa quasi familiare
Softer, a dispetto del nome esotico, è un gruppo nato e sviluppatosi in Romagna, con una impronta «quasi familiare», ricorda il delegato storico Fiorenzo Quaiotti, 20 anni di lavoro in via Marconi, per lo stile imprenditoriale del manager Italo Carfagnini. I forlivesi erano arrivati in via Marconi per via delle difficoltà post-crisi del 2008 dell’allora PGroup, ma il loro ruolo avrebbe dovuto essere più limitato. «Il signor Bortolon di PGroup voleva tenersi la produzione e il brevetto delle gomme, e vendere i tecnopolimeri, ma i forlivesi insistettero per avere tutto ed alla fine l’hanno spuntata, dimostrando poi di aver ragione su questa scelta» ricorda Quaiotti.
La gomma è il segreto del successo degli anni successivi: molto dura ma altrettanto elastica, adatta come base ad esempio per le cuffie del cambio e delle ruote; un prodotto di fascia alta sul mercato. Negli impianti del petrolchimico si producono le materie prime, in via Marconi, lì a fianco, vengono poi composte in materiali pronti per le applicazioni industriali. Due fasi di una filiera corta, insomma, che funziona proprio perché integrata anche territorialmente.
Le basi per lo sviluppo c’erano già, Softer ci mise attenzione quasi maniacale nel rapporto con i clienti e la scala da piccole produzioni, che consentivano di curare la qualità in maniera particolare. Così i “vecchi” di via Marconi spiegano il boom a partire dal 2010, con la continua crescita dei fatturati di pari passo a quella dell’occupazione. Una crescita che attirò l’attenzione dei pesci grossi del mercato internazionale, come appunto Celanese.
il salto
Storia particolare anche quella della multinazionale texana, fondata nel 1918 da un chimico svizzero e crescita progressivamente nei materiali speciali fino all’acquisizione di Ici, alla fusione con Hoechst e all’incontro con il fondo Blackstone. Ai texani piaceva la gomma ferrarese e se la sono portata a casa, con un’importante offerta cash per tutti e tre gli stabilimenti Softer (i due del polo chimico e quello “madre” di Forlì). In via Marconi delle fasi successive al passaggio di proprietà mettono a fuoco l’abbandono della politica delle piccola produzioni e l’aumento repentino dei prezzi, che hanno mandato in crisi il rapporto con i clienti storici. Un modello “smontato”, insomma, per un altro basato sulle sinergie che forse si vuole ora proporre a Forlì.
e adesso
«Già nei mesi scorsi, quando vedevamo i camion scaricare di continuo in magazzino invece di portare la merce ai clienti, i dirigenti ci dicevano di stare tranquilli, anche se facevamo un po’ di Cig. Invece...» riflette amaro Quaiotti. Trasferirsi a Forlì? A parte che l’azienda ancora non l’ha proposto, le maestranze non ci pensano: «Io nell’ultima busta ho trovato 1.500 euro, come posso pensare di trasferirmi con la famiglia?» riflette il delegato. Il fronte resta su via Marconi. —
stefano ciervo
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