Perizia grafologica la incastra Falsificò testamento dello zio
La nipote condannata in Cassazione, aveva ereditato beni per mezzo milione Fece scrivere l’atto all’anziano malato e lo retrodatò di un anno: è circonvenzione
Lo zio era gravemente malato, anche dal punto di vista psichico, ed era molto ricco: negli ultimi mesi di vita, la nipote, 50enne ferrarese, lo convinse a scrivere un testamento a suo favore, intestandole beni (soldi e case) per oltre mezzo milione. Era l’estate 2015: volendo “blindare” questo atto, pensò di retrodatarlo di un anno, al periodo in cui lo zio stava bene ed era più presente. Ma è stata una falsificazione palese, dimostrata nei processi e confermata dalla sentenza definitiva di fine luglio della Corte di Cassazione che l’ha condannata a un anno e 8 mesi per circonvenzione di incapace.
La verità giudiziaria
Questa è la verità giudiziaria, ma per arrivare ad essa ci sono voluti 5 anni tra indagini e processi e soprattutto montagne di carte, quelle delle perizie grafologiche e medico legali che hanno dimostrato, appunto, che la nipote ingannò lo zio, gli fece scrivere il testamento in un momento in cui non aveva capacità cognitive. Sono state infatti le perizie grafologiche a smascherare la nipote: quelle eseguite da Giovannamaria Valentini, consulente parte civile (i familiari dell’anziano costituiti con l’avvocato Claudio Maruzzi) e Giancarlo Bianco, perito della procura. Perizie che hanno indicato ai giudici in modo inequivocabile che il tratto, la grafia, la pressione sul foglio di chi scriveva non poteva essere quella di una persona in buone condizioni psichiche: anzi l’analisi grafologica ha indicato che la mano di chi scriveva era quella di un uomo in una condizione psicologica compromessa, come era quella dello zio pochi mesi prima di morire, quando scrisse il testamento. Ma ci sono volute prima indagini difensive e consulenze tecniche, richieste dal legale della famiglia dell’anziano (un fratello e una sorella anziani anche loro, che denunciarono il fatto) per convincere i giudici nei vari gradi di giudizio: a Ferrara, Bologna, Roma. Condanna sempre confermata. I fatti sono del 2015, e il testamento (falsificato) risaliva al 2014, un anno prima che l’anziano 80 enne avesse un tracollo psicofisico. E fin dall’inizio i familiari dubitarono di tutto questo: attivare la causa e chiesero, ottenendolo, il sequestro conservativo dei beni: il giudice Bighetti lo concesse, ed ora, con la condanna definitiva per la circonvenzione, quel testamento sarà carta straccia.
Le indagini difensive
«I giudici della Cassazione hano ritenuto responsabile la nipote di avere suggestionato il nostro assistito a redigere un testamento a suo favore, prima del decesso quando versava in condizioni di salute psico-fisiche precarie, retrodatando l’atto all’estate 2014, quando si trovava in buone condizioni di salute» sintettizzava ieri l’avvocato Maruzzi. Ricordando che fu il suo studio ad attivare indagini difensive con sopralluoghi, audizioni di testimoni e la consulenza grafologica, fondamentale e che è stata pienamente confermata dalle verifiche della procura (pm Ombretta Volta) oltre che da una consulenza medico legale, effettuata sulle cartelle cliniche sequestrate. «Il nostro assistito – chiude il legale – dovrebbe ereditare i beni del fratello, dopo l’annullamento del testamento fraudolento e potrà chiedere il risarcimento dei danni al giudice civile». –
Daniele Predieri
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