"Non voglio facciano del male con i miei fucili"
Parla l'uomo di 86 anni derubato in casa: "Hanno preso solo le armi"
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OSTELLATO. «Mi hanno chiuso in camera. Io stavo riposando, ho sentito muovere forte la porta e pensavo fosse la badante, ma poi ho visto che non era il suo solito orario. Non ho fatto in tempo a tirarmi su che mi hanno chiuso dentro a chiave». Il signor Elio ha 86 anni, fa fatica a camminare e ci sente ormai anche poco. È un omone alto e dalle spalle larghe, anche se ormai curve. E vedere i suoi occhi pieni di tristezza è un colpo al cuore. A coccolarlo ci sono il figlio e la nuora, ma lui non si rassegna.
Giovedì alle 14.30 stava riposando nel suo letto quando due uomini sono entrati e hanno chiuso a chiave la porta che divide la camera dal resto della casa. Hanno rubato due fucili, li hanno presi dall’armadietto e sono scappati via, ma prima hanno liberato l’anziano. «Mi hanno portato via le armi, quelle che poi mi erano rimaste – racconta –. Ero un cacciatore e ho già consegnato quasi tutto alle forze dell’ordine. Quei fucili li ho voluti tenere per ricordo, perché sono i miei e insomma, qualcosa a casa volevo avere. Sì, funzionano ancora e ho tutti i permessi». I rapinatori non hanno toccato altro e non sono andati a casa del figlio della vittima, che abita al piano di sopra. «In casa di papà c’era qualcosina di valore, niente di particolare ma se fossero stati dei semplici ladri avrebbero preso di tutto, compreso qualche attrezzo qui in giardino. Invece nulla, solo le armi e nemmeno le cartucce perché le hanno lasciate sul tavolo».
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La famiglia abita nella casa in aperta campagna d sempre, «ma non avevamo mai avuto problemi – va avanti la nuora del signor Elio –. Noi non eravamo in casa ed anche questo è strano perché non abbiamo abitudini fisse, nemmeno a dire quindi che ci hanno controllato o tenuto d’occhio. Sono entrati e basta, ci fossimo stati anche noi sarebbe stata la stessa cosa, forse avremmo rischiato anche qualcosa in più». «Mentre erano in casa io mi sono alzato e ho anche detto qualcosa – aggiunge l’anziano –, volevo uscire, non ho nemmeno pensato che avrebbero potuto farmi del male. Saranno stati qui pochi minuti, poi mi hanno aperto e io sono arrivato fin sulla porta e ho visto la macchina andare via. E i miei fucili non c’erano più. Chissà poi perché una roba del genere, chissà cosa ci devono fare, io non voglio che siano usati per cose tremende».
Appoggiato al deambulatore, in una giornata caldissima, quell’uomo non si dà pace: «Qui intorno tutti sanno che mio padre è stato un cacciatore, evidentemente si sono mossi bene anche se per noi continua ad essere un episodio inspiegabile» .
Ma perché un furto del genere? Il pensiero va inevitabilmente a Norbert Feher, alias “Igor il russo”, che deve rispondere anche di ricettazione per aver acquistato nel 2017 da persona non identificata un fucile da caccia, pur sapendo che era stato rubato. Con quel fucile ha messo a segno la rapina di Consandolo e l’omicidio di Budrio. E anche l’omicidio Tartari, del settembre 2015, racconta di armi e fucili rubati ad opera della banda guidata da Ivan Pajdek, cittadino croato, 51 anni. Diversi in generale gli episodi fucili da caccia rubati nella nostra provincia in particolare nel corso del 2017, quattro furti nello specifico. Il primo fu a inizio gennaio, ad Anita, quando i ladri rubarono un intero armadio corazzato o poi abbandonato con le armi nei campi. Dieci giorni dopo fu la volta di un furto in una casa di campagna a Poggio Renatico: tre i fucili da caccia rubati. Quindi altro furto a inizio febbraio: sei fucili rubati in una casa fra Montalbano e San Bartolomeo. E pochi giorni dopo otto armi da caccia furono rubate a Consandolo.
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