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L’allarme di Enalcaccia: «Servono interventi a tutela delle aree verdi»

K.R.

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COMACCHIO

Dopo il botta e risposta a distanza con Legambiente, a proposito della tutela dei processi di nidificazione in corso nelle valli di Comacchio, i cacciatori tornano a far sentire la loro voce a tutela delle aree boscate che circondano i lidi e a salvaguardia della circolazione stradale.

«Tutto il percorso della strada Acciaioli fino al lido di Volano – dice Sergio Frasson, presidente provinciale di Enalcaccia – è attraversato da boschi di pioppo ad alto fusto, ma ci sono anche canadesi con erba infestante. Questi rampicanti, nel giro di 4 o 5 anni, fanno morire le piante, privandole di ossigeno, le radici marciscono e, sollecitati dalla forza del vento, gli alberi muoiono. Ce ne sono centinaia e una situazione speculare si trova lungo la superstrada».

Per Enalcaccia il problema è una priorità ambientale, da affrontare con urgenza. Frasson invoca interventi sui rovi delle more, i cui frutti raggiungono la maturità proprio durante il periodo estivo, «perché richiamano solo serpenti e non api. Gli infestanti fanno male alla natura». Enalcaccia sottopone all’attenzione delle istituzioni anche gli alberi secchi, rasi al suolo dai recenti fortunali, nella riserva naturale dello Stato al lido di Volano e al Boscone di Mesola.

DAINI E UCCELLI

C’è poi il problema della mancanza di acqua dolce nelle aree pinetate dei lidi e del Boscone di Mesola, con conseguente spostamento dei daini, «che attraversano strade ed aree residenziali alla ricerca di acqua d cibo, mettendo a repentaglio la circolazione di auto e moto. Ma queste sono cose che gli ambientalisti non possono dire». Un altro tema degno di attenzione riguarda l’avifauna deltizia, in quanto le specie minori con il fratino, il gardellino, la sgarza ciuffetto ed altre sono minacciate dal cormorano, che tende ad aggredire e a distruggere nidi e uova.

Enalcaccia intende quindi sensibilizzare l’opinione pubblica attorno a problematiche di lunga data, che interessano l’intero ecosistema del Parco del Delta, all’interno del quale insistono specie definite “invasive”, quali corvidi, gabbiani e cormorani, che incrementano senza soluzione di continuità. «Occorrono piani di intervento – rileva in conclusione Frasson –, perché altrimenti le specie deboli sono destinate ad estinguersi». —

K.R.

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