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La città diventa set per Avati e i coniugi Sgarbi Da martedì caccia alla star tra le vie del centro

Marcello Pulidori
La città diventa set per Avati e i coniugi Sgarbi Da martedì caccia alla star tra le vie del centro

Tutte le strade e le date delle riprese del maestro bolognese che racconterà per il grande schermo l’amore di “Nino” e “Rina” durato 65 anni  

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l’evento



Indissolubile. Come l’amore tra Nino e Caterina. Nino è Giuseppe Sgarbi, veneto di Stienta. Caterina è Caterina Cavallini, emiliana di Santa Maria Codifiume. Largo Castello (da domani i primi “movimenti”), i Bagni Ducali, il mitico Montagnone, piazzetta San Nicolò, via Giuoco del Pallone, via Scienze, via Terranuova, via Savonarola. E poi, corso Porta Reno e via Cammello. È la straordinaria mappa della lavorazione di un film concepito dalla scomparsa di Rina (nel 2015) e di Nino (nel 2018). Sono i genitori di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi. E proprio al loro amore, durato 65 anni, Pupi Avati dedicherà i suoi prossimi ciak. Si chiamerà “Lei mi parla ancora”, tratto dal libro omonimo dello stesso Giuseppe. Un film che sembra cucito addosso alle meravigliose fattezze di Ferrara dove saranno girate, al 25 agosto, martedì, al 14 settembre, gran parte delle riprese. Che porteranno in città nomi importanti del cinema italiano: un insolito e serioso Renato Pozzetto (nella parte di Nino, Giuseppe Sgarbi), una iconica Stefania Sandrelli (Caterina), Isabella Ragonese (Caterina giovane), Lino Musella (Nino giovane). Insieme a loro anche Chiara Caselli, Alessandro Haber, Serena Grandi, Gioele Dix e Nicola Nocella. Una trama intimamente accattivante, che il regista bolognese dipana a Ferrara, terra in cui torna dietro la macchina da presa e che aveva già scelto tanti anni fa per un film diventato culto, La casa dalle finestre che ridono.

Alla morte di Caterina, la figlia Elisabetta, nella speranza di aiutare il padre a superare la perdita della donna che ha amato per tutta la vita, gli affianca Amicangelo, un editor con velleità da romanziere, per scrivere attraverso i ricordi del padre un libro sulla loro storia d’amore. Amicangelo (Fabrizio Gifuni) accetta il lavoro solo per ragioni economiche e si scontra subito con la personalità di un uomo che sembra il suo opposto. Ma il rapporto tra i due diventerà ogni giorno più profondo e fecondo fino a trasformarsi in un’amicizia vera e propria. Così ha voluto questo film Pupi Avati.



Un film grazie al quale Ferrara potrà nuovamente concedersi al mondo come set naturale. Con precursori di lusso: nel 1972, “Il giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica vinse l’Oscar come migliore film straniero.

Gli appassionati potranno muoversi tra una strada e l’altra del centro storico, inseguendo in qualche modo attori e comparse. E quella di seguito potrebbe essere quella mappa di cui si diceva: a cominciare da via Gioco del Pallone, luogo dell’anima, perché proprio in questa strada si trovano le Case Cavallini Sgarbi, un B&B adagiato tra stucchi e antiche patine, e di proprietà della famiglia. Il 25 agosto i riflettori si accenderanno invece in Piazzetta San Nicolò, struggente cuore medievale di Ferrara. Il giorno dopo regista e attori si muoveranno tra via Volte e via Scienze. Il 2 settembre sarà la volta del piazzale della Stazione, con tutti i significati, più o meno nascosti, che riportano alle partenze e agli arrivi di Caterina e Giuseppe. La stazione dei treni, da sempre linfa vitale per l’immaginario di ogni regista. Nei giorni successivi nell’obiettivo della cinepresa finirà anche una strada storica per i coniugi Sgarbi. È via Cammello, a poche decine di metri da via Saraceno. Non poteva mancare, via Cammello. Perché è la strada in cui si trova la chiesa di San Gregorio Magno, la stessa dove Rina e il marito Giuseppe si sono sposati. E poi ancora, via Felisatti, via Terranuova.



Trait d’union tra Vittorio ed Elisabetta, e il regista, è stato, in questi lunghi mesi, l’assessore alla cultura Marco Gulinelli, voluto fortemente in quell’incarico proprio dallo stesso Vittorio. Un film, Lei mi parla ancora, che riavvolgerà il nastro di 65 anni della nostra storia. Per salvare la memoria. –



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