Buoni spesa, in undici dovranno restituirli Ma non sono “furbetti”
Pur non avendone diritto, il Comune glieli concesse Ora scatta la procedura per recuperare quasi 3mila euro
ARGENTA
Undici famiglie argentane dovranno restituire al Comune in totale 2.875 euro, l’importo dei bonus spesa che erano stati loro attribuiti per superare con meno difficoltà l’emergenza Covid. Peccato che di quel sostegno economico, stabilito sulla base di fondi governativi, non ne avessero diritto, come poi è emerso.
Ma la cosa non va addebitata a loro, o almeno non esclusivamente: infatti sarebbe stata l’amministrazione ad essersi dimostrata, come dire, “di manica larga”. In termini più istituzionali: «Errori materiali di concessione del beneficio riconducibili all’ufficio istruttore», come si legge nella determina del 19 agosto, firmata dal dirigente Alberto Biolcati Rinaldi, con cui il Municipio ha annullato parzialmente in autotutela un suo atto precedente, datato 8 maggio. Quello appunto che aveva approvato l’elenco dei beneficiare dei buoni alimentari.
la lente della guardia di finanza
La procedura di recupero integrale di questi quasi 3mila euro trova origine da una serie di accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle avevano segnalato all’inizio di luglio al Comune di Argenta alcune posizioni (13 per l’esattezza) di beneficiari del bonus, le cui dichiarazioni presentavano difformità rispetto ai criteri di ammissibilità deliberati dalla giunta il 6 aprile.
A quel punto l’amministrazione ha avvisato le famiglie del fatto che stava per avviare la procedura di restituzione, dando loro la possibilità di controbattere. Solo due le controdeduzioni arrivate, entrambe «insufficientemente supportate e pertanto non accoglibili», resoconta il Comune. Mentre per una posizione risultano tuttora in corso accertamenti, e per un’altra è stato verificato che non aveva ritirato i bonus pur essendo stata inserita nella lista degli ammessi, sono così 11 i nuclei chiamati a dare indietro la somma incassata.
il comune fa “mea culpa”
Anche se l’amministrazione argentana è stata costretta a fare una specie di “mea culpa”: quelle dichiarazioni «sono presumibilmente veritiere – sottolinea la determina risalente al 19 agosto – in considerazione del fatto che, non trovando corrispondenza nei requisiti di ammissibilità, vanno a detrimento dell’interesse dei richiedenti medesimi».
In soldoni: hanno dichiarato il vero, non avevano diritto ad avere i buoni spesa, ma li hanno incassati comunque perché il Comune glielo ha consentito. Ora però il “maltolto” va restituito. —
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