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Crescono i boschi di Paulownia Ma il legname resta invenduto

Andrea Tebaldi

Le testimonianze dei pionieri ferraresi: traditi da società inadeguate «Dovevano curare la parte commerciale, ma è stato un fallimento» 

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la sperimentazione

La coltivazione della Paulownia (dal nome della figlia dello zar Paolo I, Anna), pianta di origine cinese, sta prendendo piede anche nel nostro Paese. La varietà più coltivata e utilizzata è la Tomentosa, che sviluppa un albero imponente che cresce a vista d’occhio e dalla grande importanza ambientale, poiché le macroscopiche foglie assorbono moltissima anidride carbonica e polveri, restituendo ossigeno nell’atmosfera. Nel Ferrarese si è cominciato a mettere a dimora la Paulownia 6/7 anni fa, quando i pionieri di questa produzione hanno stretto i contatti con aziende che, oltre alla vendita dei cloni di Paulownia, garantivano l’assistenza durante le varie fasi colturali e la successiva vendita del legname e delle altre parti di scarto. Ma così non è andata, tutti i produttori riscontrano grosse difficoltà nei rapporti con le aziende con le quali hanno sottoscritto contratti; esaurita la fase di acquisto, purtroppo qualcosa si è inceppato e i produttori lamentano, a fronte di spese sostenute, la mancata assistenza tecnica e soprattutto la vendita del prodotto. Ercole Argentesi, nella zona di Migliarino, è riuscito a far crescere un bellissimo bosco, per poi ritrovarsi a non sapere a chi vendere il legname. Stessi problemi per Alessio Bruschetta, che nel 2016 a Francolino ha messo a dimora 1.200 piante in due ettari, ma non sta procedendo al taglio per mancanza di canali di vendita. Canali e contratti che ora i pionieri della Paulownia vorrebbero cercare organizzandosi e unendo le forze. —

Andrea Tebaldi

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