Uno studio “riabilita” l’uomo di Neanderthal
la curiosità
Adattamento all’ambiente, capacità di pianificazione, risposta strategica e facoltà di innovazione, sono capacità che sarebbero già appartenute all’uomo di Neanderthal. Spesso ritenuto rozzo, privo di risorse culturali, incapace di innovare, l’ominide della Valle di Neander sembra infatti venire riscattato dalle ricerche più recenti.
Va in questa direzione anche lo studio condotto da Davide Delpiano, attualmente assegnista di ricerca a Unife, con la supervisione del professor Marco Peresani del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Plos One, suggerisce che l’uomo di Neanderthal produceva oggetti secondo differenti tecniche, rispondenti alle differenti condizioni ecologiche e ambientali in cui si trovava ad agire. Una diversificazione che dimostrerebbe che i neanderthaliani possedevano tutte quelle capacità che sottendono a una tale specializzazione.
«Il lavoro punta l’attenzione sulla complessità comportamentale e tecnologica dell’uomo di Neanderthal – spiega Delpiano – che era molto evidente nella fase finale della sua presenza in Eurasia e va a opporsi all’idea ormai smentita di una sua presunta povertà culturale e incapacità all’innovazione, soprattutto rispetto alla figura di Homo sapiens».
L’uomo di Neanderthal, infatti, era in grado di adoperare diverse tecniche per la produzione di oggetti con funzioni simili. In alcuni casi la tecnica era determinata da fattori che riguardano elementi di tipo culturale o etnico, possibilità confermata dall’esistenza di una certa diversità genetica all’interno della specie neanderthaliana. —
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