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Emergenza coronavirus a Ferrara

Una punturina sul dito tra speranze e nuovi timori «Sarà un anno difficile»

Una punturina sul dito tra speranze e nuovi timori «Sarà un anno difficile»

Parlano i docenti entrati negli ambulatori dell’Asl a Ferrara E c’è chi non nasconde la paura: «Anche noi abbiamo famiglia» 

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«In effetti anche noi abbiamo famiglia». Il tono non è spaventato, ma preoccupato sì. L’idea di raccogliere il virus tra i banchi di scuola e di portarlo con sè oltre l’uscio di casa, tra i propri cari, anche quelli più deboli, agita più di qualche pensiero tra chi lavora con gli studenti. Ma è solo lo specchio di un altro problema: il timore di aprire un varco in classe alla pandemia, dove i soggetti deboli possono essere anche ragazzi o bambini piccolissimi.

Così, quando l’Asl apre le porte dello screening Covid-19 ai dipendenti dell’istituzione nelle Case della Salute di Ferrara, Cento e Portomaggiore gli accessi disponibili vanno a ruba. A Ferrara ieri, pochi minuti prima delle 14, davanti al centro prelievi della Cittadella della Salute c’è già la coda e gli ambulatori vengono aperti con qualche minuto di anticipo.

Una insegnante, subito raggiunta da altre colleghe, racconta: «All’Iti ci sono 2.100 persone e dal primo di settembre oltre ai corsi di recupero parte anche un corso sperimentale quadriennale di informatica». Insomma, all’inizio della prossima settimana il lavoro in classe o on line, per una parte degli studenti e del personale, sarà realtà.

«In effetti - prevede una collega - probabilmente una parte del lavoro si svolgerà in presenza e una parte a distanza. Ma non abbiamo ancora informazioni complete». Spera che l’assenza di comunicazioni possa essere colmata al più presto anche un’altra insegnante, dell’Istituto comprensivo di Terre del Reno.

Molti operatori stanno iniziando a contare i giorni. «Chi ha a che fare con bambini di 11-12 anni o anche più piccoli - spiega G., in servizio in un plesso della provincia - avrà qualche difficoltà in più rispetto a chi lavora con studenti più grandicelli. I bambini vanno in bagno e poi rientrano in classe, magari durante la ricreazione si tolgono la mascherina appena si accorgono di non essere notati o non si igienizzano bene le mani. La cattedra è da sanificare più volte al giorno, l’aria deve essere cambiata. Sarà un anno complicato. E se poi in aula entra un alunno positivo? Per quanto tempo resta a casa? E come si terrà al passo con gli studi?». Sono le domande che passano ormai di bocca in bocca. In tanti, però, concordano su un fatto: «La ripresa deve essere in presenza, socializzazione e rapporto personale fanno parte della scuola. Comunque penso che riusciremo ad avere la collaborazione degli studenti», è l’auspicio di T.R., del Liceo Roiti.

Una docente dell’Einaudi ricorda i mesi del lockdown: «Sono stati duri per tutti, ma abbiamo cercato di far marciare le cose al meglio e gli studenti ci hanno aiutato». G.C., della “Cosmè Tura” di Pontelagoscuro, precisa: «Sento più incertezza che timore. Ma a scuola si stanno facendo i lavori, il distanziamento dei banchi, la segnaletica». Donatella, della paritaria S. Vincenzo, è laconica: «L’istituto si è adeguato alle nuove regole. Ora attendiamo quelle dettagliate del ministero». —

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