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Il nodo accorpamenti Zambianchi: non ora Fabbri: abolire l’obbligo

GIAN PIETRO ZERBINI

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Anche Unioncamere regionale, per voce del suo presidente Alberto Zambianchi, auspica una riflessione, come quella proposta dal presidente regionale Bonaccini, sulla vicenda degli accorpamenti. È una fase in cui da più parti si sta lavorando per arrivare ad uno stralcio o comunque un congelamento dell’articolo 61 del decreto Agosto del Governo, che impone in tempi strettissimi le fusioni delle Camere di Commercio con numero di aziende inferiore a 75mila. Un provvedimento che rischia di mettere in crisi non solo Ferrara e Ravenna, destinate all’accorpamento, ma anche Piacenza, Parma e Reggio Emilia, destinate in tre ad analoga sorte di fusione.

Il presidente

«In questo momento - spiega Zambianchi - trovo giusta la presa di posizione della Regione che chiede al governo di rivedere l’accorpamento e di ascoltare la volontà dei territori. In questo momento poi siamo impegnati a mettere in campo dei provvedimenti che aiutino il maggior numero di impresa a superare la grave crisi provocata dal covid. Le Camere di commercio hanno un radicamento sul territorio di quasi due secoli e continuano a supportare lo sviluppo lo sviluppo dell’economia, sostenendo le imprese. Gli accorpamenti dovrebbero essere un fatto spontaneo, arrivare dal basso, non dovrebbero essere calati dall’alto, imposti contro la volontà della maggioranza. Tra l’altro in Emilia Romagna gli accorpamenti sono molti complicati anche perché qui ci troviamo di fronte a Camere di commercio sane e che sono veri punti di riferimento ed eccellenza del territorio. In più questa situazione rischia di portare a commissariamenti che non sono mai positivi per un’istituzione. Tra l’altro non siamo più in una fase come quella di 5 anni fa, quando fu pensata e introdotta la riforma, andava molto di modo l’area vasta, ora invece è più importante la territorialità. Mi aspetto quindi che i territori mandino messaggi chiari alle autorità competenti».

Il sindaco Fabbri

Sula vicenda interviene anche il sindaco di Ferrara Alan Fabbri.

«Rinviare la fusione tra le Camere di commercio di qualche settimana, come chiede Bonaccini, non è sufficiente ad evitare il danno che le aziende subiranno. L’obbligo di fondersi va abolito per gli enti che si sono dimostrati virtuosi, a partire da quelli di Ferrara e Ravenna»

scenario in salita

La situazione legislativa è molto delicata, in quanto il decreto è già efficace dal 15 agosto e sta producendo i suoi effetti, tanto e vero che la Camere di commercio di Ferrara dovrà decidere del suo futuro già a metà settembre. Le proposte che provengono dal territorio di sopprimere il contestato l’articolo 61 si scontrano però con i tempi di efficacia, dato che ogni eventuale emendamento produrrà i suoi effetti solo dopo la conversione del decreto, ovvero metà ottobre. Se non arriva una “manona” dall’alto, il destino sembra quindi già segnato. —

GIAN PIETRO ZERBINI

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