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Amarcord di esistenze vissute sui campi di provincia

Amarcord di esistenze vissute sui campi di provincia

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Gianni Zerbini, tresigallese doc, è sicuramente uno dei personaggi chiave di questi anni. Già menzionato nel libro di Olao Poletti, è tra le prime persone che intervistiamo in un caldo sabato mattina di luglio, nella casa in cui abita in Via Dante Alighieri. L’incessante frinire delle cicale ci riporta indietro nel tempo, il flusso dei ricordi si mette in moto. «D’estate il paese si accendeva, pulsava. I tornei erano al campo, tutti potevano accedere per vedere le partite, non c’era alcun tipo di controllo e mi pare che non ci fosse neanche il guardiano. Il campo non era come lo vedi oggi, ad esempio non c’erano le tribune: sul lato lungo si trovava una striscia di mattoni, la gente si metteva lì sopra così poteva vedere la partita da una posizione leggermente rialzata. I tornei dei bar erano, innanzitutto, un divertimento. C’era tutto il paese, giovani e meno giovani, vecchie glorie del Tresigallo calcio e giovani in erba. C’era molta rivalità tra i diversi bar e i paesi. Nei primi tornei erano presenti solo i bar di Tresigallo e delle frazioni, ricordo scontri epici contro i bar di Final di Rero e di Roncodigà. Lao Poletti iniziò a chiamare i ragazzi di 10, 11 anni. Noi eravamo abituati ad andare a giocare al campo liberamente tra amici, di pomeriggio, perché si poteva entrare senza che nessuno ti dicesse niente; non c’era un cancello, era sempre tutto aperto. Lao, poi, iniziò ad organizzare le squadre degli “allievi” e dei “giovanissimi” e cercò col tempo di mettere in piedi il settore giovanile, quelli che oggi si chiamano vivai. All’inizio ci regalò delle maglie della Spal che aveva trovato da qualche parte, erano maglie vecchie e pesanti. Non le aveva per tutti, ne distribuì sette, otto; gli altri giocavano per forza di cose con altre maglie. Io ho iniziato così a dodici anni, ma non disputavamo un campionato, almeno all’inizio (...).

Nicola Pampolini, figlio di Nevio e fratello di Matteo, altro giocatore che ha militato per lunghi anni tra le fila giallo-verdi, lo incontriamo all’interno della gelateria “Da Carles”, in piazza della Repubblica. «Ho iniziato a giocare a calcio da piccolo, a 7-8 anni. Non c’erano i primi calci e i pulcini come adesso, si iniziava con gli esordienti ad una certa età e poi si andava avanti con le categorie. Fai conto che il primo allenatore che ho avuto, da giovanissimo, era Giuliano Straforini detto “Strafo”. Mio papà correva in bici, a livello dilettantistico, era molto appassionato ed era innamorato di Moser e Saronni. Lui si è avvicinato al calcio per colpa mia, e poi di mio fratello. Io giocavo dalla mattina alla sera, andavo anche a letto col pallone. Quando io sono andato a giocare a Tresigallo, lui è entrato come collaboratore, poi è diventato segretario, vicepresidente, e presidente. —

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