Ma intanto le maestre “fuoriuscite” avevano già scelto le nuove sedi
Critiche al Comune: «Postano gli sfalci d’erba, e su questo tema zitti» Una mattinata di disagi inutili prima della resa dell’amministrazione
il racconto
Glielo avrebbero assegnato d’ufficio altrimenti, così volente o nolente alla fine il nuovo posto se lo sono dovuto scegliere le insegnanti della Gobetti e La Mongolfiera “fuoriuscite’’ dalle proprie scuole, salvo poi rimettere le lancette indietro a causa del repentino cambio di rotta del Comune, che ha azzerato le esternalizzazioni e riportato le maestre al loro incarico originario.
Mattinata bollente
Tutto questo nel corso di una mattinata in cui era andato in scena un muro contro muro tra sindacati e Comune. Prima un tentativo di confronto cercato dalle insegnanti convocate all’Istituzione scolastica: «ci raggiunga qua anche l’assessore, e ci spieghi» avevano chiesto; ma Kusiak non si era presentata e, per non tardare ulteriormente l’assegnazione, prevista anche quella ieri mattina, degli incarichi delle maestre non di ruolo, si è proceduto alla scelta.
I sindacati però erano rimasti sul piede di guerra, convinti a non cedere finché il Comune non fosse tornato sui propri passi: «Le relazioni con l’amministrazione sono interrotte. E non firmeremo i protocolli per la ripartenza in sicurezza della scuola finché non ci confronteremo sul tema della privatizzazione», aveva ribadito Luca Greco (Cgil); e nell’aria c’era la volontà di organizzare per oggi un presidio davanti La Mongolfiera.
Disagi inutili
«Sono stati tanto vantati, durante il lockdown, i legami educativi che siamo riuscite a tenere ben saldi, ma ora sono stati troncati senza alcun rispetto», era ieri l’amara constatazione delle insegnanti di ruolo di Gobetti e La Mongolfiera mentre si appropinquavano alla forzata (e poi rivelatasi inutile) scelta di una nuova scuola: per tre di loro era il Villaggio Satellite, una quarta sarebbe andata alla Neruda e la quinta, che aveva pure dovuto ricorrere a un delegato per non vedersi assegnare d’ufficio il posto, aveva optato per l’Aquilone il poco tempo che le rimane alla pensione.
«Io ero in ferie, non ero mica tenuta a guardare mail o rispondere al telefono, che peraltro fra i rifugi spesso non prende», lamentava un’altra insegnante, rientrata all’una di notte dalle vacanze per scegliere in autonomia la nuova scuola. «Io ricordo bene quando, in occasione di uno dei primi incontri, il sindaco ci disse che sarebbe stata loro intenzione mantenere l’esistente», diceva una Rsu, mentre un’altra maestra invocava un intervento di Fabbri «almeno su Facebook. Scrivono di quando tagliano l’erba, ma su questa questione c’è un silenzio assordante». Dopo qualche ritardo alla fine ieri avevano trovato una collocazione anche tutte le altre maestre non di ruolo, fra loro anche una della Gobetti: «ero là da tre anni, la continuità c’è, e c’erano bei progetti e un rapporto di fiducia con i genitori» . —
Giovanna Corrieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google