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Agenzie con la mani nei capelli «I ragazzi restituiscono le chiavi»

s.c.

Gli operatori immobiliari: calo del 60% nelle richieste di appartamenti Fioccano le mancate proroghe e le disdette. Si spera nell’autunno 

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le testimonianze

L’anno scorso di questi tempi avevano i telefoni bollenti, «la richiesta di sistemazioni per studenti era dieci volte la disponibilità»; oggi si vedono riconsegnare le chiavi dagli sconsolati proprietari ai quali i loro (ex) inquilini hanno dato disdetta. Gli agenti immobiliari ferraresi nel giro di 365 giorni hanno visto cambiare il mondo, e la preoccupazione sconfina ben oltre la necessità di tamponare una situazione di emergenza. «Speriamo nelle matricole e in chi deve frequentare i laboratori, che mi pare il rettore abbia detto siano in presenza. Finora il calo delle richieste è stato del 60%» dice Alberto Cocchi, dell’omonima agenzia; ed è quello che si tiene più prudente.

Parla di «crollo verticale, del 60-70%» il titolare di Stile libero immobiliare, Cristian Zerbinati. «In questo periodo, un anno fa, il telefono non smetteva di squillare per la caccia a qualsiasi posto letto disponibile. In questi giorni - è il suo racconto - si fa sentire qualche genitore per generici sondaggi. Non solo ci sono pochissimi interessamenti, ma addirittura chi aveva firmato contratti pluriennali recede: giusto venerdì un proprietario mi ha rimesso a disposizione un appartamento già affittato, perché i quattro inquilini, dei ragazzi veneti, se ne vanno. Se dobbiamo andare in facoltà solo per qualche esame, hanno detto, facciamo i pendolari».

I clienti veneti di Davide Fiorini (Linea casa), studenti di Vicenza, Venezia, Padova, «per ora non affittano, stanno a vedere come evolve ma se dovranno scendere solo due volte la settimana. Si vede in giro qualche studente del Sud, ma poca roba. Disdette? Eccome, i contratti da 12 mesi più 12, i classici degli universitari, non vengono confermati». Fiorini la vede anche dalla parte di chi, tra i piccoli proprietari, aveva fatto i conti con un flusso stabile di fuori sede, riconvertendo magari l’appartamento con la terza camera da letto in soggiorno, «ora devono rivedere i loro programmi e non è semplice».

Si tratta di solito di rendite utilizzate come “ammortizzatore sociale”, che vengono a mancare di colpo. Come del resto possono lamentare le imprese della ristorazione o dei trasporti, mentre gli imprenditori che avevano messogli occhi sul business degli studentati stanno ripensandoci.

Cocchi affitta a ragazzi di tutta Italia, «il calo è generalizzato, non legato a qualche zona geografica», anche se è noto che diverse università del Sud hanno fatto concorrenza a quelle della fascia Nord Adriatica con forti sconti per i nuovi iscritti “di ritorno”. Lui, comunque, si iscrive tra gli operatori quantomeno speranzosi che qualcosa possa ancora cambiare, «lasciamo passare questo momento difficile, tra 2-3 mesi si potranno tirare le somme definitive: se Unife comincia a confermare un certo numero di lezioni in presenza ci può essere una ripresa d’interesse per stare in città». —

s.c.

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