Con le angurie il dolce sta in fondo
Prezzi saliti grazie al caldo di agosto. I produttori: ottime rese e grado zuccherino, addetti “stanziali”
La stagione delle angurie si avvia verso la conclusione. Con i suoi 450 ettari, Ferrara detiene il primato regionale e lo deve alle diverse varietà coltivate nei terreni sabbiosi, torbosi e argillosi del suo vasto territorio. Dopo un giugno e un luglio da dimenticare, mesi che hanno registrato prezzi che non superavano i costi di produzione, il mese di agosto, complice il grande caldo e la scarsità di produzione in altre aree, ha fatto sì che il mercato offrisse prezzi remunerativi (tra i 30 e i 40 cent/kg).
Giancarlo Corvini dell’azienda agricola Collari Floriana di Cento, associata a Confagricoltura, da 25 anni coltiva cocomeri e meloni e ci parla della campagna ormai agli sgoccioli. «Abbiamo in produzione cocomeri su circa tre ettari e mezzo di terreno, metà sotto tunnel e l’altra metà a pieno campo. Quest’anno sono stati in parte ridotti gli ettari coltivati a cocomero dopo i prezzi ridicoli dello scorso anno quando, per contenere le spese, non abbiamo provveduto agli ultimi tagli. La nostra è una piccola produzione ma d’eccellenza. Ogni pianta può dare al massimo 50/60 kg di prodotto, così lasciamo solo da 2 a 4 cocomeri per ognuna, diradando e togliendo il prodotto deformato. Ho sempre privilegiato la qualità alla quantità e quest’anno la produzione è ottima per resa, per pezzatura, per grado zuccherino. Conferisco la mia produzione al mercato di Bologna e quest’anno il prezzo è buono, forse anche grazie alle sfortune altrui, in particolare alla mancanza di prodotto proveniente dagli areali del mantovano e veronese, colpiti da tempeste di grandine e vento che hanno distrutto colture e tunnel. Ancora oggi, prossimi al termine della raccolta, il mercato continua a chiedere prodotto; fortunatamente per quanto riguarda il personale, impegnato in questa e altre colture, non abbiamo avuto problemi perché da qualche estate lavorano con noi cinque bravi e volenterosi studenti del luogo. Ormai una vera rarità».
A Bondeno, l’azienda Fabbri’S di Stefano Fabbri fra le numerose colture ha in produzione circa un ettaro tra cocomeri e meloni. «Per quanto mi riguarda – afferma Fabbri – è stata un’ottima annata, solo una piccolissima striscia di terreno è stata colpita dalla grandine. Produciamo cocomeri di varietà diverse, utili al nostro mercato, di piccola pezzatura, dolci, senza semi e facilmente trasportabili. Ogni anno sperimentiamo nuove varietà, in questi giorni stiamo concludendo la raccolta, che è stata ottima, forse migliore di quella del melone; se il tempo si manterrà caldo non avremo problemi a distribuirlo».
Pietro Manzoli della ditta Cavazzini-Cotti di Jolanda di Savoia, anch’essa associata a Confagricoltura Ferrara, ha destinato circa 27 ettari a questa orticola; diverse le varietà, dai tradizionali lunghi o tondi, ai baby neri e senza semi (circa 4 ha). «I nostri raccolti vanno a rifornire i grossi magazzini di Ferrara e del Veneto – racconta Manzoli – a semina scalare, per garantire il prodotto per vari mesi, tutta la nostra produzione va sotto tunnellini, cambia solamente il tipo di copertura (garza traspirante e non plastica) per la produzione degli ultimi raccolti. Abbiamo cominciato a raccogliere l’ultima settimana di giugno e fino al 10 luglio il mercato è stato asfittico, c’era troppo prodotto di provenienza dal Sud Italia e i prezzi (15-16 cent/kg) non hanno coperto neppure le spese; poi complice il gran caldo, i prezzi hanno cominciato a salire». Il terreno è torboso quindi caldo e ideale per questa coltura, permette di seminare presto e la produzione potrebbe arrivare fino a Natale. Prodotto ottimo per qualità e per grado zuccherino. «Non altrettanto bene è andata per altri – osserva Manzoli – A 500 metri dalle nostre produzioni una cocomeraia è stata completamente distrutta dalla tempesta. In azienda lavorano operai agricoli pakistani, marocchini e tunisini facenti parte di comunità da tempo in Italia, così fortunatamente non siamo incorsi nelle restrizioni del Covid 19. I primi tagli, quelli più abbondanti, non hanno avuto un prezzo equo, e la soddisfazione economica c’è stata solo dal secondo taglio». —
Andrea Tebaldi
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