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riduzione dei parlamentari 

Referendum, il comitato del No «Taglio contro la Costituzione»

Marcello Pulidori
Referendum, il comitato del No «Taglio contro la Costituzione»

Forze di sinistra, civici, Azione e +Europa alleati anche a livello provinciale  Martedì al Grisù in via Poledrelli incontro pubblico con Gianfranco Pasquino

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Un no dietro l’altro, uniti da una sola meta, da un solo obiettivo: far prevalere, appunto, i No al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre, scongiurando così il taglio dei parlamentari. Ieri mattina al centro Grisù di via Poledrelli gli esponenti del Comitato per il No si sono dati appuntamento al grido «fermiamo chi vuole far passare questo referendum e così facendo vuole insultare la Costituzione e lo stesso Parlamento».



Girolamo Calò (Azione), Stefania Soriani (Rifondazione Comunista), Sergio Golinelli, Corrado Oddi e Paolo Niccolò Giubelli (+Europa) hanno intonato lo stesso motivo pur se con accenti diversi. «È un referendum, ma ancora più è una legge (quella già votata dai due rami del Parlamento e che attende solo l’esito di questo referendum per conoscere il suo destino, ndr) senza senso – tuona subito Golinelli – se l’obiettivo era risparmiare, allora si taglino i compensi dei nostri parlamentari (12mila euro al mese, ndr) che sono di gran lunga i più pagati d’Europa». «Sarà, se vinceranno i sì, un Parlamento di congiunti – ha detto Calò – perché ancora di più conteranno le segreterie dei partiti. Questa è una riforma populista», ha concluso Calò. Mentre si attende Gianfranco Pasquino, politologo e costituzionalista, che proprio al centro Grisù è atteso martedì, gli esponenti del comitato per il no hanno parlato di «partiti che vogliono delegittimare il Parlamento, per non parlare degli aspetti geo-politici e cioè di una rappresentanza dei cittadini in un Parlamento ridotto a uno scheletro».



«Per questo occorre far prevalere i no», ha detto ancora Golinelli, mentre per Oddi, Soriani e Giubelli la vittoria di chi vuole ridurre il numero di deputati e senatori significherebbe «una distorsione nella rappresentanza democratica e un pugno in faccia ai padri della Costituzione che hanno pensato la Carta sulla base di rigorosi criteri di rappresentatività». Con il rischio di bissare il pateracchio già vissuto con la riforma, mancata, che doveva riguardare le bistrattate Province. –





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