Il fascino della città di Spina spunta dalla rete del cantiere
La ricostruzione dell’antico villaggio in Valle Fattibello è quasi terminata Case in legno, antichi mestieri e un lungo viaggio nella nostra storia
COMACCHIO
Viaggio nell’antica città di Spina, grazie alla ricostruzione dello spaccato di un villaggio in cui hanno vissuto tra il VI e il III sec. a. C. gli etruschi, che avevano dato vita ad una realtà fiorente, dedita al commercio, tra le più ricche e potenti dell’area mediterranea insieme all’Atene, guidata da Pericle.
il progetto
Si è finalmente alzato il sipario sugli allestimenti in corso a stazione Foce, oggetto delle prime visite guidate da Antonio Gottarelli, archeologo, etruscologo dell’Università di Bologna, ideatore del progetto, che rientra nel programma di cooperazione transfrontaliera Interreg (Italia-Croazia) e da Marco Bruni, archeologo comunale, coordinatore del progetto complessivo, denominato Value, che interessa anche i Comuni di Codigoro e Ostellato oltre a numerose istituzioni italiane e croate.
Ai piedi dell’argine di Valle Fattibello sta dunque prendendo forma la ricostruzione di due antiche abitazioni spinetiche. «Le case erano costruite in legno, perché era la materia prima presente sul territorio e in prevalenza si ricorreva all’olmo, alla quercia e al leccio, per poi coprire il tetto con canne palustri – ha evidenziato, durante il percorso guidato, l’archeologo Marco Bruni –; noi ci siamo presi la sola licenza poetica di ricorrere al castagno, in quanto più resistente agli agenti atmosferici. Le pareti erano costruite con arbusti intrecciati e intonacati di argilla». Gli scavi di Spina, compiuti tra gli anni ’20 e gli anni ’80 hanno portato alla luce migliaia di sepolture dell’antica necropoli, ma della città di Spina si sa ancora poco. Di certo è che nelle abitazioni vi fosse il telaio, in quanto sono stati rinvenuti i pesi, oltre al focolare, alimentato a braci preparate all’esterno.
la ricostruzione
L’orientamento della città, riprodotto anche nell’allestimento in corso è quello «ad assi ortogonali – ha sottolineato il professor Gottarelli –, nord sud ed est ovest, basato su un principio sacrale. La città di Spina è stata fondata su un principio cosmologico e non era casuale questo orientamento. Gli antichi etruschi applicavano l’idea religiosa all’assetto urbanistico della città, come tentativo di dialogare con la divinità».
Altro esempio coevo e speculare a Spina è rappresentato dalla città di Marzabotto, costruita con gli stessi principi. Tra le due abitazioni interamente in legno che stanno sorgendo, scorreranno anche i canali, che nell’antichità erano finalizzate a tamponare eventuali esondazioni dell’antico corso del fiume Po. «Sotto la direzione scientifica della Soprintendenza e del Polo museale regionale nel breve saranno avviate nuove campagne di ricerca, per approfondire temi storico archeologici, ancora poco noti». —
KATIA ROMAGNOLI
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