Una chiesa gremita per l’ultimo saluto all’amico “Zimba”
Lacrime e fiori al funerale dell’operaio di 39 anni Sul feretro la sciarpa portata dai ragazzi della Curva Ovest
Inspiegabile così come è inspiegabile perdere la vita a 39 anni. Inspiegabile come la morte di un uomo ben voluto da tutti coloro che lo hanno conosciuto. Ma inspiegabile, anche, come il mistero della vita, la cosa che di più ci avvicina a Dio. Erano questi i sentimenti che aleggiavano, ieri pomeriggio, nella chiesa di San Giuseppe Lavoratore, tra il quartiere Doro e il Barco. Qui si sono svolti i funerali di Gianluca Zambelli, l’ex barista morto a causa di una malattia con cui combatteva da oltre un anno.
Gli amici di sempre, quelli che frequentavano il circolo Buontemponi o il Covo, in quest’ultimo locale hanno anche avviato una raccolta fondi per aiutare la famiglia nelle spese del funerale. Il parroco don Antonio Grandini ha accolto il feretro sul sagrato della chiesa, dove già mezzora prima del rito funebre erano arrivati in tanti per salutare l’amico perduto. Particolare non sfuggito, assieme ai tanti fiori, sul feretro due ragazzi hanno posato la sciarpa della mitica Curva Ovest della Spal, a testimonianza di un legame forte di “Zimba” anche con questo mondo. I parenti più stretti, su tutti la moglie Roberta, nei primi banchi, confortati dalle parole di don Antonio che più volte si è rivolto direttamente proprio alla moglie.
“Zimba”, appassionato di calcio (seguiva spesso il Milan e la Spal), in gioventù aveva praticato pallacanestro e frequentato l’istituto alberghiero, iniziando a lavorare in noti locali di Ferrara e provincia (Meridiana, Malua, Pacifico). Poi nel 2014 la decisione di cambiare lavoro, assunto come operaio alla Metalnova di Altedo, al confine tra Bolognese e Ferrarese. Ciò che sicuramente resta di Gianluca, e resterà per sempre, è l’aver saputo farsi benvolere da chiunque l’avesse conosciuto. Ha detto bene, ieri, don Antonio: «Gianluca era amico di tutti».
Il 16 luglio scorso uno dei momenti più importanti della sua vita, perché Gianluca, detto “Zimba”, aveva sposato la sua fidanzata Roberta. La donna che gli è stata vicina fino alla fine. —
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