Automotive verso l’elettrico È da ripensare per due terzi
In appena dieci anni spariranno 6mila componenti, opportunità per 6,2 miliardi Zaina (industriali): le aziende ferraresi non si faranno sfuggire l’occasione
Nel 2030, cioè appena un decennio, il 50% dei volumi di auto prodotti sarà elettrico è ibrido; meno veloce è la crescita nel segmento autocarri, dove si stima una quota dell’11%. Si tratta comunque di cifre globali che impatteranno in maniera formidabile sull’intera filiera della motor valley, che ha il cuore sulla via Emilia ma importanti propaggini nel Centese e nell’area Sipro di Ostellato, da Fca a Sagon tubi fino a Toyota. Ecco perché anche gli industriali ferraresi stanno studiando con attenzione il dossier di Porsche Consulting sulle opportunità (e anche i rischi) della new mobility.
lo scenario
Il report, presentato due giorni da in sede di Confindustria Emilia Centro, riguarda tre filiere (veicoli leggeri, veicoli pesanti e veicoli da costruzione e agricoltura), 19 cluster di componenti e circa 160 aziende associate per un totale di 16 miliardi di fatturato, pari a circa il 10% del Pil dell’intera regione Emilia Romagna. L’elettrificazione, fanno presente al Porsche Consulting, è già presente in maniera importante nei segmenti dell’auto e dei mezzi agricoli e per la costruzione, che avranno appunto un’importante accelerazione nei prossimi anni. È fondamentale che aziende e istituzioni si muovano all’unisono per creare infrastrutture e competenze in grado di cavalcare la trasformazione, è il messaggio di Porsche Consulting, e il 68% del portafoglio prodotti dev’essere «strategicamente ripensato per cogliere l’opportunità dell’elettrificazione».
Dei 19 cluster di prodotto, pari a circa 15mila componenti, il 43% non esisterà più e il 25% verrà riconvertito nei prossimi 10 anni.
Volendo vederla in positivo, le filiere emiliane hanno a portata 6,2 miliardi di euro di fatturato potenziale, di cui 3,7 grazie alla riconversione di un portafoglio obsoleto e i restanti grazie al mercato in espansione. In termini di occupazione si parla di 9.800 posti di lavoro potenziati.
le ricadute
Non è difficile immaginare cosa potrebbe succedere ai diesel ex Vm o alla componentistica per motori tradizionali, così diffusa nel territorio ferrarese, in caso non si cominciasse in tempi molto brevi a qualche forma di riconversione. Resta ottimista Gian Luigi Zaina, numero uno degli industriali ferraresi e vicepresidente di Confindustria Emilia Centro: «Le tecnologie applicate al mondo dell’automotive e la mobilità sostenibile sono temi che devono appassionare profondamente le aziende ferraresi - è la sua spinta all’incentivazione di questi processi - Sono certo che anche il nostro territorio non si lascerà sfuggire le nuove opportunità di sviluppo, diversificazione produttiva e avvio di nuovi business che scaturiranno dall’impatto con la new mobility. Come sulla via Emilia - conclude - anche qui abbiamo le carte in regola per cavalcare questa grande rivoluzione».
In caso, si può partecipare ai tre workshop confindustriali dedicati specificamente all’evoluzione della componentistica automotive del prossimo futuro, che seguiranno quelli riservati ai diversi trend tecnologici. —
stefano ciervo
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