Incitamento all’odio razziale per un ‘like’ Sotto inchiesta il consigliere comunale
Perquisizioni a Luca Caprini e Marco Faccini, per una frase su Hitler e forni crematori. Il sindaco: quelle parole inaccettabili
«Sono provato ma fiducioso che tutto si chiarirà», si limitava a dire al suo avvocato ieri mattina, quando lo hanno svegliato alle 6. 30 i colleghi della Polizia di Ferrara, della Digos, per perquisirgli casa e sequestrare computer e cellulari.
Luca Caprini, ispettore di Polizia, sindacalista del Sap nonché consigliere comunale della Lega, si è visto notificare l’avviso di garanzia con l’accusa di incitamento all’odio razziale e di apologia alla Shoah per un “like”. Per aver postato il simbolo del pollice alzato sotto la frase che aveva scritto l’amico Marco Faccini, imprenditore, in un profilo Facebook che inneggiava a Hitler e ai lager della Shoah: «Ma quel signore con i baffi che adoperava i forni non c’è più? ».
Anche Faccini è indagato, stesso reato, gravissimo, previsto dal codice penale per “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”. E anche per Faccini, in casa sono scattati perquisizioni e sequestri della Digos.
Un caso deflagrato a giugno
A ordinare gli atti la procura cittadina, pm Andrea Maggioni, per un caso già deflagrato a livello mediatico e istituzionale (con richiesta di interventi del capo della Polizia, Franco Gabrielli e del ministro dell’interno, Luciana La Morgese) alla fine del giugno scorso. Allora, Faccini e Caprini, pubblicarono i loro post sotto un profilo Facebook che dileggiava l’esecuzione dell’inno nazionale del cantante di colore Sergio Silvestre, per la finale di Coppa Italia tra Napoli e Juventus (qui a fianco la schermata dei post). Caprini ammise subito di aver fatto una sciocchezza, cancellò il post del “like”, e spiegò che «si è trattato di un errore materiale, ho sbagliato: apprezzamenti filonazisti non fanno parte della mia storia personale e politica: preferisco passare per pasticcione, certo non per filonazista» E chiudeva: «è stata una leggerezza di cui mi vergogno».
Caprini lo ha ripetuto anche ieri al suo avvocato, Gianni Ricciuti, che auspica «questa vicenda venga ridimensionata e compresa per ciò che è: un errore clamoroso, poiché ogni forma di discriminazione razziale o etnica non appartiene al modo di pensare di Caprini: che è rimasto sconcertato e provato per la perquisizione e si è messo subito a disposizione degli inquirenti».
Nessun oggetto nazista
Così anche per Faccini, il cui legale, Marco Linguerri, pur non facendo dichiarazioni ribadisce di attendere l’evoluzione della vicenda, alla luce del fatto che non è stato trovato nulla in casa di Faccini: oggetti, bandiere, documenti sul nazismo.
Un caso che dopo la prima deflagrazione di giugno, ieri ha travolto tutti e tutto. Anche per il ruolo istituzionale, di personaggio pubblico, che ricopre Caprini. Per questo lo stesso sindaco di Ferrara, Alan Fabbri spiega in una nota che sugli approfondimenti dell’indagine «confidiamo nel lavoro corretto degli inquirenti che si stanno occupando di un caso che, è bene ricordarlo, risulta legato, per quello che riguarda il consigliere Caprini, ad un like di un post su Facebook stigmatizzato come “mero errore materiale”».
Sindaco, noi contro ogni razzismo
Prende le distanze Fabbri dalle parole di quei post: «È ovvio che il contenuto della frase al centro della vicenda non è accettabile. È assoluta la presa di distanza, mia personale, in qualità di sindaco e di esponente Lega come anche quella del consigliere Caprini che si è già espresso in tal senso, da quelle affermazioni, come da qualsiasi esaltazione del nazismo e di qualsiasi altro razzismo: evocare quell’epoca buia e violenta è sbagliato in qualsiasi circostanza e forma». Ora, all’inchiesta penale, potrebbe sovrapporsi l’ azione disciplinare,come ispettore di Polizia (ieri era regolarmente al lavoro alla Polstrada di Altedo): dalle vari fonti interpellate, l’azione non sarebbe stata ancora attivata, e potrebbe venire aperta a livello centrale, visto che già da giugno era stato richiesto l’intervento del capo della Polizia e del ministro. –
Daniele Predieri
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