Torna l’arachide nei campi del Ferrarese. Filiera centrata su Bonifiche
Il colosso di Jolanda di Savoia mette a disposizione centinaia di ettari per i semi locali. Accordo con Sis e Noberasco per una linea di prodotti a chilometri zero
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JOLANDA DI SAVOIA. La produzione delle arachidi era una delle (tante) eccellenze dell’agricoltura ferrarese fino agli anni ’70, quando venne soppiantata dalla concorrenza internazionale. Il nostro territorio resta però tra i più adatti a questo tipo di coltivazione, che ora, a traino dell’iniziativa di Bonifiche Ferraresi, promette di tornare ad essere un fulcro produttivo rilevante anche dal punto di vista dei volumi, grazie proprio ai semi locali. L’obiettivo è costruire una filiera interamente nazionale dell’arachide, il cui fabbisogno oggi è coperto quasi completamente dalle importazioni da Israele, Egitto e Stati Uniti.
Il progetto
La piccola parte di produzione italiana, una quarantina di tonnellate, che arriverà sugli scaffali dei market a ottobre, proviene dai campi della provincia di Bologna, gestiti dalla Società italiana sementi (gruppo Bf). L’intenzione del colosso agricolo di Jolanda di Savoia, però, è di mettere a disposizione dell’arachide, nei prossimi anni, una quota significativa dei 1.000 ettari in provincia di Ferrara destinati alle coltivazioni di ricerca e sperimentali. Il Basso Ferrarese resta infatti l’ideale, con le tante ore d’insolazione e i terreni torbosi che può garantire, per questo tipo di prodotto.
Il progetto di Bf, Sis e Noberasco, presentato ieri, promette produzioni quasi a chilometri zero, con essicazione (passaggio importante della filiera) direttamente in campo, confezionamento e distribuzione.
Le caratteristiche
L’arachide ferrarese è più piccola, più scura e con gusto particolare, grazie al suo elevato contenuto proteico è particolarmente adatta a chi fa sport e segue un’alimentazione mirata. Il seme viene depositato in campo nel mese di aprile e raccolto verso metà/fine settembre.
Il potenziale di sviluppo economico di questa coltura viene considerato molto alto, anche perché il mercato interno della frutta secca «è raddoppiato negli ultimi dieci anni, raggiungendo i tre chili a testa - ha sottolineato Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti - Questa iniziativa di filiera va dunque nella giusta direzione e rappresenta un modello da seguire anche per altri settori».
Gli impegni
«Con questo progetto - sottolinea Mauro Tonello, presidente di Sis - l’agricoltura italiana si riappropria di una filiera ad alto valore aggiunto, persa nel tempo perché ritenuta non conveniente, lasciando così spazio a prodotti di materia prima non certificata. Oggi siamo orgogliosi di annunciare la nascita della filiera dell’arachide italiana, che torna dopo 50 anni».
A rivendicare il ruolo centrale della società jolandina è Federico Vecchioni, amministratore delegato Bf spa e Sis: «Ancora una volta a rendere possibile un progetto importante come questo è stata la capacità degli operatori della filiera agro-industriale di creare alleanze. Viene così sovvertito quel paradigma che vedeva l’agricoltura, l’industria, la trasformazione e la distribuzione in ruoli sbilanciati, contrapposti e antitetici». E di lancio di un «prodotto decisamente rivoluzionario» parla Mattia Noberasco. —
Stefano Ciervo
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