Un commissario per la Camera di Commercio Il Comune: atto folle
Il Decreto Agosto azzera gli organi, compreso il presidente Govoni: le imprese soffriranno. L’assessore: colpa del Pd
Chi l’avrebbe detto che anche un ente solido e soprattutto virtuoso come la Camera di Commercio di Ferrara un giorno sarebbe finita nel “tritacarne” della politica? E invece è avvenuto. Tanto da far passare in secondo piano, ieri mattina, il motivo principe dell’incontro che era stato convocato, e cioè la presentazione del “bando ripresa”.
Al grido di “è bello solo ciò che è nuovo”, l’articolo 61 del Decreto Agosto dispone difatti la decadenza degli organi della Camera di Commercio e il suo commissariamento da lunedì. Resta al suo posto soltanto il segretario generale Mauro Giannattasio. Per la sola ordinaria amministrazione. Piaccia o meno, è l’iter che dovrebbe portare alla fusione (che ha creato altri mal di pancia) tra le Camere di Ferrara e Ravenna. Dunque, a giorni arriverà un commissario nominato dal ministro dello sviluppo economico (Stefano Patuanelli, M5s).
«Che ci commissarino pure, noi restiamo al fianco delle imprese, sempre e comunque». Così Paolo Govoni, presidente della Camera di Commercio di Ferrara, ha commentato questi ultimi sviluppi. Quasi con un groppo in gola. «Il motivo del commissariamento – dice ancora il presidente – sta nel fatto che il nostro ente ha meno di 75mila imprese. Ma hanno scoperto oggi che non siamo a Milano?». Govoni è un fiume in piena. «Quelli che il Paese sta vivendo – prosegue – sono giorni decisivi: ci aspettavamo un agosto completamente diverso, invece è tutto fermo, a partire dal piano per le riforme della Unione Europea e dagli oltre 300 decreti attuativi bloccati». E sulla riforma delle Camere di Commercio, il presidente rincara la dose, affermando che con l’accorpamento «gli squilibri territoriali aumenteranno e le economie più fragili soffriranno inevitabilmente. Oggi le aziende – dice ancora Govoni – soprattutto dopo la pandemia, hanno bisogno di un supporto capillare». Anche perché, conclude, «con l’attuazione dell’articolo 61 e della fusione, resteranno tutte le sedi delle Camere accorpate, il personale attuale e il divieto di corresponsione di emolumenti a consiglieri e presidenti, dunque l’accorpamento non porterà nessun risparmio».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore comunale al commercio Matteo Fornasini, che oltre ad esprimere «profonda amarezza e disappunto perché da lunedì l’ente camerale sarà commissariato per colpa di una decisione folle», punta poi il dito contro «gli esponenti del Pd, partito che ha creato questo problema già dal 2015 e che non l’ha saputo risolvere, nonostante sia al Governo». Mentre di «riforma scellerata» parla Paolo Cirelli segretario provinciale di Confartigianato. Ma c’è ancora, chiediamo, uno spiraglio per opporsi a questa fusione con Ravenna? Risponde Giannattasio: «Sulla carta ci sono due strade. La prima: approvare un emendamento nel Decreto Semplificazione che disponga il permanere in vita delle Camere di Commercio virtuose (ieri è stato fatto prop. La seconda è insita nel Decreto Agosto e nei 30 giorni a disposizione del Parlamento per convertirlo in legge. E anche qui si tratterebbe di inserire un emendamento apposito». Proprio ieri la proposta di modifica, che darebbe tre anni di tempo agli enti virtuosi, è stato fatto proprio dalla Conferenza delle Regioni, ma la strada resta in salita per via della posizione del governo. —
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