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A COLLOQUIO CON I CANDIDATI /2

Bondeno, Verri: «Chi è venuto dopo di me è scappato. E nel post terremoto nessuna rinascita»

Fabio Terminali
Davide Verri
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Davide Verri

L’ex sindaco riprova la scalata al municipio, stavolta nelle vesti di civico. Ambiente, qualità della spesa e lotta alla burocrazia tra i suoi obiettivi  

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BONDENO. Era da qualche anno che Davide Verri non provava l’ebbrezza della campagna elettorale. «Non ero più abituato, lo ammetto. È faticoso ma in fondo ne vale la pena», dice.

Non capita tutti i giorni di vedere un ex sindaco che si rimette in gioco come sta facendo lei. Ma chi glielo ha fatto fare?

«Me lo chiedono in tanti, ma ripresentarmi alle elezioni non lo vivo come una condanna. In passato l’ho fatto volentieri e spero di aver lasciato un buon ricordo nei cittadini. La molla che mi è scattata si deve però alla delusione nei confronti dell’operato di chi ha fatto il sindaco dopo di me, o che erano in giunta assieme a me».

Quindi il suo ritorno è merito di Fabbri e Bergamini?

«Già. Hanno utilizzato Bondeno come un trampolino di lancio, letteralmente scappando via verso incarichi più prestigiosi. Addirittura Bergamini non ha terminato i suoi cinque anni di mandato. Non si fa così».

È comprensibile, però, voler proseguire la carriera politica, mettendo a disposizione le proprie competenze.

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«Per me è un tradimento: legittimo ma inopportuno. Quando si prende un impegno è il caso di mantenerlo».

Qual è lo stato di salute di Bondeno?

«Di grande difficoltà. Non solo da noi, per carità. Dopo il terremoto il territorio non si è più risollevato: la ricostruzione non è stata un modello virtuoso, specie nella parte pubblica. E poi soffriamo un calo del numero di abitanti davvero considerevole».

Soluzioni?

«Nessuno ha la bacchetta magica. Di sicuro dobbiamo uscire dal limbo in cui ci troviamo, pensando di essere autosufficienti. Grave errore. Da soli non andiamo da nessuna parte. Servono progetti comuni, tessere relazioni con i soggetti e i territori vicini».

Far rifiorire l’economia è l’ambizione di tutti. Ma come si possono richiamare investimenti produttivi?

«L’ultima grande impresa arrivata a Bondeno è stata la Ursa: anno 2003, sindaco ero io. Ma non è che le aziende passano come i treni e uno ci salta su. Bisogna creare le condizioni giuste per lo sviluppo. Più che facilitazioni economiche, che tutti offrono, serve sburocratizzare e snellire le autorizzazioni - prosegue -, trovare terreni adatti per gli insediamenti e trovare con più facilità manodopera qualificata».

Per rimettere mano alla macchina comunale serve il cacciavite o uno strumento più invasivo? Lei parla di spending review.

«No, niente ruspa, solo grande buonsenso. E rivedere la spesa a tutti i livelli, puntando sulla qualità. Probabile che i fondi europei in futuro saranno quantitativamente importante, però vanno investiti nel modo giusto».

“L’ambiente prima di tutto”, dice nel suo programma. Perché?

«Non lo dico solo io. La intendo come una metodologia di lavoro che permei tutta l’attività amministrativa: dalla programmazione delle opere alla manutenzione del verde e delle strade».

La sua è una posizione terza rispetto alle coalizioni. Elemento di forza o di debolezza?

«A livello locale è un vantaggio. È libertà, è non sottostare ai partiti. Mica male».

L’obiettivo realistico è il ballottaggio?

«Stavolta ci si va al secondo turno, è il mio pronostico. A quel punto tutto può cambiare. Noi comunque non faremo apparentamenti: siamo civici e lo saremo fino in fondo. E puntiamo alla sorpresa».

Quella di un Verri ter?

«Chissà. Per me non è una sfida, lo ripeto ancora. Non ho nulla da perdere e vivo tutto con leggerezza». —


 

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