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L’urlo dei Cinque Stelle «Votare sì contro la casta e per procedure più snelle»

Marcello Pulidori
L’urlo dei Cinque Stelle «Votare sì contro la casta e per procedure più snelle»

In Piazza Trento Trieste per il referendum  

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l’appello



Alla fine il tanto sgolarsi del leader ferrarese dei Cinque Stelle ha radunato davanti al gazebo più cittadini del previsto. Tommaso Mantovani, che è anche l’unico rappresentante dei Cinque Stelle in consiglio comunale, prende il microfono e, in attesa del deputato Davide Zanichelli, 37 anni, che arriva in piazza alle 18.30, è lui il mattatore che rompe il ghiaccio sui temi referendari. «Se vinceranno i sì il 20 e 21 settembre, la Camera perderà 230 deputati su 630; il Senato 115 senatori su 315». Fatti i conti, la Camera dei deputati sarà composta da 400 membri, il Senato della Repubblica da 200. Sui temi c’è l’imbarazzo della scelta.

Quali saranno i benefici che deriverebbero dal taglio di 345 poltrone? «Intanto procedure parlamentari più snelle – dicono Mantovani e Zanichelli – e poi andranno a sedere finalmente in Parlamento deputati e senatori più conosciuti dai cittadini che li eleggono. Inoltre sarà un segnale chiaro sulla volontà del Movimento di dare uno scossone vero alla Casta, una volta per tutte».

Certo è che il fronte del “no” appare abbastanza robusto: parte del Pd è per il no, Forza Italia è per il no. Ma allora non era più facile tagliare gli stipendi? «Ci hanno già provato in tanti – risponde Mantovani – ma il Parlamento italiano è poco incline a riformare se stesso. L’altra strada restava quella di ridurne i componenti».

Quanto a stipendi, a onor del vero, i parlamentari 5S un esempio lo danno: dei 12mila euro percepiti, ogni parlamentare ha l’obbligo di versarne non meno di 2mila al fondo per le imprese. Tanto? Poco? In un sistema politico pachidermico come il nostro, è già qualcosa. Come vero è che molti osservatori politici di chiara fama vedono in questa scelta pentastellata una mossa che mira solo a riscuotere un effimero consenso populistico.

Saranno gli elettori a dire l’ultima parola. —



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