M5s: il Sì cambia tutto Ma la città non si scalda
Ieri comizio conclusivo con il ministro per le Riforme Scambio di battute con Marattin (Iv) che voterà No
Due ragazzine, lo sguardo puntato sul cellulare, attraversano lo spazio del pubblico: una trentina di persone in tutto, sotto il palco marchiato dal simbolo del M5s, con i cartelli che incorniciano l’oratore e invitano gli elettori a votare Sì. Ultima giornata di campagna, prima del silenzio elettorale, per il voto sul referendum confermativo del taglio dei parlamentari, e per le elezioni regionali e comunali. Se il voto parlamentare sarà confermato, la Camera scenderà da 630 deputati a 400 e il senato da 315 eletti a 200.
L’andirivieni in piazza Municipale (piazza Trento Trieste è occupata dai preparativi del concerto di Mario Biondi) è continuo, ma a fermarsi per ascoltare sono in pochi. Se il flusso che scorre e non si guarda neppure intorno può essere considerato, in qualche modo, un indice dell’interesse dei ferraresi per l’appuntamento referendario, dalle urne usciranno numeri un po’ striminziti. Alle 19.10 arriva dal Veneto il ministro per le riforme Federico D’Incà, che ha oltrepassato il Po con un corposo ritardo e si concede brevemente alla platea estense prima di rientrare a Occhiobello, dove ha già trascorso parte del pomeriggio.
Una sequenza di riforme
«Il vero vantaggio legato al Sì non è tanto il calo delle spese ma la possibilità di rendere più efficiente ed efficace l’azione parlamentare - spiega D’Incà - Il Sì sarebbe solo il primo passo in direzione di una serie di riforme: quella dei regolamenti di Camera e Senato, dell’elettorato attivo al Senato (potranno votare anche i giovani dai 18 anni in su), dei delegati delle Regioni (2 e non 3), dei meccanismi che tutelano la rappresentanza territoriale. Infine servirà una buona legge elettorale: proporzionale con sbarramento del 5%». Tra il pubblico c’è anche Luigi Marattin, presidente renziano della Commissione Finanze della Camera: «Eccolo, è il nostro nemico», lo definisce dal palco, sorridendo, il consigliere comunale Tommaso Mantovani. «Certo - risponde lui - io voto No. Ma se create una sola Camera invece di due vengo qui a distribuire i volantini». I militanti “storici”, come Donatella Pasqualini, che ricorda l’impegno di una delle figure storiche del Pci, Nilde Iotti, e Claudio Fochi, ricordano che «il Paese da decenni, dagli anni ’80, ha indicato tra le riforme costituzionali la via della riduzione dei parlamentari». Il punto è che nelle ultime settimane la voce del Sì, che ad inizio campagna sembrava schiacciante, ha dovuto fare i conti con il coro dello schieramento opposto, che si è rinforzato parecchio con defezioni tra chi quella riforma l’aveva votata in parlamento. «Ma io credo che alla fine ce la faremo - prevede Paride Guidetti - Certo, c’è chi si è fatto un po’ di conti e ha visto che col Sì perderà poltrone e contributi per il partito, i soldi versati dai parlamentari nelle casse delle formazioni politiche». Mantovani intanto gioca un po’ con le parole e rivendica: «In questo caso bisogna dare spazio alla demagogia populista e all’antipolitica» precisando che oggi un terzo dei parlamentari non è impegnato in commissioni. Se sperate nel cambiamento il Sì è la scelta giusta». —
Gi.Ca.
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