La Nuova Ferrara

Ferrara

il primato  

Record a Codigoro e Mesola nella produzione di carote

Andrea Tebaldi
Record a Codigoro e Mesola nella produzione di carote

Nel Ferrarese sono 1.300 gli ettari destinati alla coltivazione dell’ortaggio I terreni della Bassa hanno delle caratteristiche particolarmente favorevoli

3 MINUTI DI LETTURA





Le carote prediligono un clima temperato e terreni di pianura sabbiosi e morbidi; areali particolarmente vocati si trovano in Sicilia, Sardegna, e soprattutto in Abruzzo, nella Piana del Fucino. In Emilia Romagna sono 1.900 gli ettari dedicati a questa orticola, che rappresenta il prodotto tipico per eccellenza del territorio ferrarese.

Nella nostra regione parlare di carota significa parlare di Ferrara. Ben 1.300 gli ettari destinati alla produzione di carote, in particolare nei Comuni di Mesola e Codigoro; il basso ferrarese, infatti, grazie alle caratteristiche dei terreni, è ideale per tutte le orticole. Nelle campagne di Codigoro, Sabrina Rambaldi e marito Giuliano Naldi conducono un'importante azienda, la Società Agricola Deltabio, associata a Confagricoltura Ferrara e vocata alla produzione di carote biologiche.

Coltivazioni biologiche

«Ormai da diversi anni il trend delle coltivazioni biologiche è in costante ascesa – afferma Sabrina Rambaldi - produciamo solo coltivazioni biologiche, lavoriamo carote per dieci mesi all’anno, da metà maggio a metà marzo dell’anno successivo. Oltre alla produzione e raccolta, provvediamo anche alla lavorazione del prodotto, al controllo della qualità merceologica (regolarità della forma, dimensioni e assenza di abrasioni dovute agli insetti terricoli), al lavaggio e infine alla consegna ai centri per il confezionamento. Quest’anno il primo raccolto è andato bene, soprattutto quello destinato ai mercati del nord ed est Europa, Germania e Danimarca in primis. Le condizioni climatiche ci hanno agevolato facendo arrivare il nostro prodotto sui mercati in anticipo rispetto a quello di altri Paesi produttori. E dire che la situazione non si era prospettata rosea e non solamente per il Covid. Il protrarsi della siccità durante lo scorso inverno ci aveva costretto ad irrigare già a febbraio, cosa mai successa prima d’ora. Ma alla fine questo fattore si è rivelato positivo, perché ha consentito di dosare il giusto apporto idrico alle piante (purtroppo ormai le piogge possono essere devastanti), mantenendo in condizione ideale il terreno. Le radici si sono così sviluppate di forma regolare e di qualità eccellente, e anche le rese sono state alte. L’ottima produzione di quest’anno è passata dai 400 q/ha del 2019 a circa 500 q/ha. Tra le nostre varietà in produzione, prima è la Dordogne, varietà di carota ideale per il mercato fresco con ciclo medio precoce, foglia robusta e una forte attaccatura al colletto che ne facilita la raccolta; segue poi la varietà Yukon, che per le sue caratteristiche genetiche è particolarmente adatta ai terreni più sabbiosi. Da metà luglio abbiamo provveduto con le semine estive scaglionate, per arrivare in raccolta da ottobre a metà marzo. Ad oggi stiamo continuando ad irrigare e lo stato vegetativo si presenta al meglio, il rischio potrebbe presentarsi in autunno nel caso di piogge eccessive che potrebbero causare l’insorgenza della temuta alternaria, malattia fungina che può risultare devastante per questa coltura».

« Crediamo fortemente nel futuro del bio – conclude Sabrina Rambaldi - tanto che abbiamo già destinato altri terreni alla conversione, che saranno idonei alla coltivazione Bio nei prossimi due anni». —

Andrea Tebaldi

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google