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Ipotesi scavi abusivi Comune e azienda in causa da vent’anni

MESOLA ; Fabio Terminali
Ipotesi scavi abusivi Comune e azienda in causa da vent’anni

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Quasi vent’anni di contenzioso, in buona parte trascorsi nelle aule di tribunale. E non è ancora terminata, anche se si intravede l’ultimo giudizio. Quello della Corte di Cassazione, interpellata per la seconda volta.

È una storia virtualmente infinita quella che oppone il Comune di Mesola alla società agricola Sant’Antonio. In ballo c’è quasi mezzo milione di euro, moneta appena introdotta quando tutto iniziò.



Era il 2001 quando gli uffici del Comune notano che qualcosa non va sui terreni dell’azienda cerealicola di via Dosso Alto, nelle vicinanze di Massenzatica. In piena estate parte un’ingiunzione di pagamento di 445.347,62 euro. Il motivo? Esercizio abusivo di attività estrattiva. «L’azienda – ripercorre le carte l’avvocato Carmela Cappello, che tutela gli interessi del Comune – avrebbe realizzato degli scavi, su terreni di sua proprietà, non autorizzati. Da quel momento in poi è partita una lunga controversia legale: siamo passati anche per un cambiamento di normativa che ha fatto fare un passo indietro».



L’azienda fece subito opposizione. Il Tribunale di Ferrara le diede ragione, ma solo nel novembre 2006, annullando il provvedimento e addossando il pagamento delle spese legali al Comune. Il quale fece controricorso alla Corte d’Appello, ma il presidente della I Sezione, ritenendo che l’appello dovesse essere proposto per citazione e non mediante ricorso, si rifiutò di fissare l’udienza di discussione, dichiarando estinto il giudizio. Fu la Cassazione ad accogliere un nuovo ricorso del Comune ed a rimandare tutto alla casella precedente, nel giugno del 2014.



Così la vicenda è tornata in Corte d’Appello. Con la sentenza del 31 dicembre 2019, i giudici hanno però dato torto al Comune. La novità è che nello scorso mese di luglio – “considerato l’anomalo sviluppo del giudizio e valutata l’importanza dell’oggetto, trattandosi di controversia di natura legale”, si legge nelle carte – i legali di parte del Municipio hanno impugnato la sentenza e interpellando nuovamente la Cassazione. Per quella che sarà l’ultima parola. —





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