Mantovani: vittoria solitaria M5s Zappaterra: riforme, non populismi
I pentastellati “pungono” dem e FdI. La capogruppo Pd: si vede la dicotomia città-periferie
le reazioni
Le voci del Sì sono state presenti ma flebili per tutta la campagna referendaria, in provincia, ieri hanno preso coraggio alzando il volume. Tommaso Mantovani, capogruppo M5s, ha addirittura rispolverato sui social la battuta sul «Parlamento aperto come una scatola di tonno», invitando gli elettori a gustarsene un po’. L’impressione è che la campagna referendaria possa lasciare qualche strascico all’interno del Pd ferrarese, che si è apertamente diviso tra le due opzioni con trasparenti ma insoliti dibattiti pubblici, allargando il divario con la sinistra civica, mentre la sintonia di “governo” con i pentastellati non sembra essere scattata nemmeno questa volta. Anzi.
La Lega locale? Non pervenuta sul referendum, il vicesindaco Nicola Lodi ieri ha preferito incensare Zaia, “candidandolo” alla presidenza della Repubblica.
cantare vittoria
A rivendicare il dividendo politico del voto è stato, come prevedibile, anzitutto il M5s, l’unico peraltro a scendere in piazza per sostenere il Sì. «Ad un certo punto sembravamo gli unici a reggere questo peso, c’era anche l’argomento che il No silurava il governo... E badate - rivela Mantovani, reduce dal lavoro al seggio - che in diversi seggi della città, ad esempio, la vittoria del Sì non era scontata: alla Tasso, per esempio, il No era in testa all’inizio. Chi ho sentito più vicino in questa campagna tra i partiti che ufficialmente sostenevano il Sì? Posso dire che l’unico a confidarmi che avrebbe votato così è stato il sindaco Fabbri. Il FdI, schierato per il Sì, mi ha invitato ad una loro iniziativa ad Argenta e poi là molti mi hanno detto che votavano No... Quanto al Pd, ho visto parecchi esponenti vicini al Comitato per il No (Deanna Marescotti, Davide Bertolasi, Ilaria Baraldi) e francamente mi aveva preoccupato non vedere nemmeno un consigliere alla nostra manifestazione di chiusura con il ministro D’Incà».
tutto il pd
Per rivendicare al suo partito una quota rilevante della vittoria, strappandola ai pentastellati, Marcella Zappaterra allarga il campo alle Regionali: «Abbiamo dimostrato sintonia con l’elettorato ferrarese - ha commentato la capogruppo regionale Pd, tra i più convinti sostenitori del Sì nel partito - e non è affatto vero che siamo andati a traino del M5s: la vittoria in Toscana e Puglia dei nostri candidati governatori dimostrano assieme al voto referendario che il Pd esce del tutto rafforzato e potrà incidere di più al governo. Bonaccini? Non ce lo vedo domani a Roma, e del resto è andato ovunque a sostenere i nostri candidati alle Regionali». L’accusa forse più fastidiosa, anche da “fuoco amico”, di assecondare la deriva populista, viene respinta così: «Ho girato molti bar e circoli, i nostri mi fermavano per dirmi che il Sì era l’ultima occasione per fare riforme, abortite nel 2006 e nel 2016. E la riduzione dei parlamentari era il perno della Bicamerale di D’Alema come della Commissione Iotti, tutti populisti? Semmai si può rilevare che l’andamento del voto nel Ferrarese rispecchi un po’ la dicotomia tra centri storici e periferie: le richieste del popolo mi sembrano chiare».
Esponente cittadina della sinistra Pd è Ilaria Baraldi (No), «non c’erano dubbi sulla vittoria del Sì ma ho fatto anche quest’altra battaglia. L’odore del fango creato in questi anni ha richiamato gli elettori a votare contro la casta, questo era solo un taglio non una riforma come quella del 2016, da me sostenuta convintamente. Se devo giudicare da quanto ho visto, comunque, molti elettori Pd hanno votato No».
radicali e la sinistra
Mette tutti assieme «nel referendum di marca antiparlamentarista M5s, Lega, FdI e Pd», Mario Zamorani (+Europa): «Potente a Ferrara e nel Paese il populismo infantile. Ora a Ferrara dovremo uscirne con un nuovo centro sinistra forte, trasversale e ambizioso. Oggi è in prognosi riservata». —
s.c.
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