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La protesta

Copparo, proclamato lo sciopero alla Berco

Una manifestazione sindacale davanti alla Berco (foto archivio)
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Una manifestazione sindacale davanti alla Berco (foto archivio)

Aperto lo stato di agitazione, i lavoratori incroceranno le braccia giovedì 24 settembre. La mobilitazione coinvolge anche Castelfranco Veneto. I sindacati: "Lottiamo per mantenere l'occupazione ed evitare lo smantellamento di impianti ancora funzionanti"

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COPPARO. E' sciopero alla Barco. Le segreterie provinciali dei sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil di Ferrara e Treviso e le Rus degli stabilimenti di Copparo e Castelfranco Veneto hanno aperto lo stato di agitazione e proclamato la prima giornata di sciopero per la giornata di domani, giovedì 24 settembre. Per l’occasione ci saranno presidi davanti alle portinerie in coincidenza con l’inizio dei diversi turni di lavoro (5.30-9, 12.30-14.30, 20.30-22-30). Le future iniziative di sciopero, spiegano i sindacati in una nota,  verranno organizzate e comunicate di volta in volta dalla Rsu.

"Come discusso nelle assemblee sindacali dello scorso 18 settembre - spiega un comunicato - le vicende legate alla Thyssenkrupp – Berco preoccupano le lavoratrici e i lavoratori e necessitano di assunzione di responsabilità da parte della Direzione aziendale nelle discussioni con le Rsu e le organizzazioni sindacali. La Rappresentanza sindacale ritiene non rinviabile un confronto serio sulle prospettive produttive dell’Azienda. La Direzione aziendale deve confrontarsi pianamente e fornire garanzie in merito a questi temi: livelli produttivi e prospettive industriali; organizzazione della produzione e del lavoro chiarendo una volta per tutte la strategia collegata ai diversi impianti produttivi. Non è accettabile una logica per la quale ogni attività può essere mantenuta oppure esternalizzata in base a mere logiche economiche del momento, con lo smantellamento di impianti ancora funzionanti e senza garanzie per il futuro complessivo degli stabilimenti; mantenimento degli attuali livelli occupazionali".

"In un quadro di profonda incertezza per le scelte assunte dalla Direzione aziendale - proseguono i sindacati - non è pensabile che venga utilizzata la scadenza della contrattazione aziendale per fare cassa con i soldi delle lavoratrici e dei lavoratori. È inaccettabile il comportamento di una Direzione aziendale che lascia il tavolo perché la Rappresentanza sindacale non accetta la logica di tagliare complessivamente salari e diritti in nome del falso mito del “cambiamento”.

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