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Discarica, tolti i sigilli «Rischio per le prove»

Discarica, tolti i sigilli «Rischio per le prove»

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda La rabbia del comitato civico: era una misura precauzionale

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Com’era inevitabile, fa discutere il provvedimento preso dalla Corte di Cassazione di accogliere il ricorso di Feronia contro la decisione del Tribunale del riesame di Modena di mantenere i sigilli posti alla discarica di Finale Emilia lo scorso dicembre dai Carabinieri forestali. «È sconcertante e inaccettabile», dice Maurizio Poletti, portavoce del Comitato Osservatorio civico “Ora tocca a noi”, che contro la discarica (situata ai confini con il territorio di Bondeno) ha organizzato diverse proteste pubbliche.

Le indagini preliminari portate avanti in questi anni dal Pm Marco Niccolini sulla discarica di Finale hanno fatto emergere una sequela di reati molto gravi, che vanno dall’abuso di ufficio ai reati ambientali. «Ci si chiede come la Corte di Cassazione abbia potuto avere un simile atteggiamento, alla luce del fatto che il sequestro preventivo rappresenta una misura precauzionale adottata dal Tribunale del riesame di Modena, per evitare che ci potesse essere inquinamento delle prove. Sono tante le illegalità che emergono dalle indagini del Pm Niccolini, a cominciare dal fatto che l’incarico per la gestione della discarica sarebbe stato affidato a Feronia senza alcuna gara, al fine di procurare un ingiusto profitto alla società e ottenere più rifiuti da smaltire».

valori superati

Ma è un altro l’aspetto che ha sempre preoccupato il comitato (sostenuto anche dagli amministratori finalesi). «I monitoraggi effettuati tra aprile e agosto 2019 hanno dimostrato come vi fosse stato un superamento delle concentrazioni dei valori della soglia di contaminazione. A fronte di questa gravissima situazione, con evidente pericolo per la salute pubblica, i due dirigenti Arpae indagati avrebbero omesso di inviare a Regione e Comune gli esiti degli accertamenti da cui risultavano superamenti continui dei valori. Ci sono una decina di indagati a vario titolo per abuso d’ufficio, falso ideologico, rifiuto di atti d’ufficio e reati di natura ambientale. Il fatto poi che i dieci indagati siano riconducibili a più enti coinvolti - fra cui il Comune di Finale, Feronia, la Provincia di Modena e Arpae, distretti di Carpi e Modena -, fa emergere un quadro di insieme molto inquietante. Mi pare ce ne sia abbastanza per capire che il sequestro preventivo della discarica sia un atto fondamentale. Sotto la discarica di Finale le falde hanno un grado di inquinamento che rappresenta un serio e concreto rischio cancerogeno. Auspichiamo - dice Poletti - che il Tribunale del riesame di Modena si pronunci nel riconfermare il sequestro preventivo della discarica, cosi come richiestodalla Procura». —

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