La Nuova Ferrara

Ferrara

pieve di Cento  

Addio a don Paolo La comunità piange l’amato sacerdote

giuliano barbieri
Addio a don Paolo La comunità piange l’amato sacerdote

Al rito funebre anche il cardinal Zuppi, arcivescovo di Bologna «Per lui era una gioia celebrare le messe, era la sua forza»

2 MINUTI DI LETTURA





PIEVE DI CENTO

Ieri la comunità del Centopievese ha vissuto in modo molto partecipato la cerimonia funebre, svoltasi nella chiesa Collegiata, per l’ultimo saluto a don Paolo Rossi spentosi a 83 anni, per una quindicina d’anni parroco di Pieve. Si respirava in paese un’aria di raccoglimento ed era evidente la voglia di esserci per portare l’ultimo saluto a una persona che ha lasciato un segno di grande ricordo. La chiesa era stata aperta al pubblico fin dal mattina per permette di rendere omaggio che era stato posto a terra, davanti all’altare. Prima dell’inizio del rito funebre, previsto per le 14,30, è stato recitato il rosario. La chiesa si è riempita di gente e, per permettere a tutti di assistere alla cerimonia, è stata aperta anche una sala con un maxi schermo.

Presente il sindaco Luca Borsari, con il gonfalone del Comune listato a lutto, la Compagnia del Santissimo Sacramento e tutti i parroci del vicariato. Presente anche don Roberto Pedrini, parroco di Poggio Renatico dove in passato don Paolo aveva svolto la sua opera pastorale. Tantissimi i volontari impegnati nell’organizzazione perché tutto funzionasse al meglio. Questo perché era ferrea la volontà del paese di dare un ultimo saluto solenne, ordinato e nel massimo rispetto delle norme in vigore come avrebbe voluto il loro parroco sempre preciso e meticoloso e che, quando è diventato Emerito lasciando la parrocchia per problemi di salute, è rimasto ugualmente in paese per celebrare le funzioni religiose.

«Questa celebrazione – ha detto il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna – sarà solenne e pasquale, cosi voluta da don Paolo per esprimere la gioia che ha sempre provato quando lui celebrava in terra le messe. Ora il Signore gli apre le porte del Paradiso e arriva in un luogo dove non c’è la morte ma la vita eterna».

il testamento

Letto anche il testamento spirituale di don Paolo: «La mia vita si chiama Provvidenza perché non avevo nulla e nulla ho. Fin da bambino avevo il desiderio di farmi prete, ci sono state delle difficoltà che fortunatamente ho superato. Ringrazio Gesù che nella sua immensa provvidenza mi ha chiamato a sé. Scelgo di essere sepolto nel cimitero di Pieve di Cento, nella tomba dei parroci, e vi aspetto tutti in paradiso».

Sull’altare sono saliti in parecchi per leggere messaggi dove il filo conduttore era: don Paolo merita il Paradiso per il tanto bene che fatto a tutti. —

giuliano barbieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google