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Pinotti, il ristorante compie 60 anni «Una tradizione che rimane in famiglia»

Gian Pietro Zerbini
Pinotti, il ristorante compie 60 anni «Una tradizione che rimane in famiglia»

Dal Mantovano a Villanova, la storia di una delle più longeve attività della provincia che ha resistito all’austerity e al Covid 

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L’anniversario

Claudio Pinotti, 72 anni, 60 anni dei quali trascorsi nello storico ristorante di famiglia, celebra insieme ai numerosi congiunti un anniversario importante. Il suo ristorante, ereditato dai genitori, compie sessant’anni di attività ed è uno dei più longevi dell’intera provincia di Ferrara.

Le origini

È una bella storia di imprenditoria ferrarese quella del ristorante Pinotti che ha però un inizio nelle terre della Bassa Mantovana ed è lo stesso titolare a raccontarla.

«Ricordo come se fossi ieri quel 29 settembre 1960 - spiega Claudio Pinotti - quando appena 12enne feci il viaggio da Santa Croce di Sermide per raggiungere Valpagliaro nel Ferrarese. Quella data, che a molti fa venire alla mente la celebre canzone degli “Equipe 84”, per me è stata una giornata tra le più particolari e importanti della mia vita. Ho fatto il trasloco viaggiando sul cassone di un furgoncino aggrappato ad una scrivania. Dopo tanti anni al servizio di un latifondista della Bassa Mantovana, mio padre Giuseppe lasciò il suo lavoro di fattore per intraprendere l’attività di ristoratore, confidando sulle ottime doti in cucine di mia mamma Jores».

Con i soldi ricevuti dal proprietario terriero, presero in affitto una trattoria a Valpagliaro e dopo cinque anni si trasferirono a Villanova, diventando un punto di riferimento della cucina ferrarese soprattutto per gli amanti del pesce.

«Mio padre - prosegue Claudio - ha voluto che il ristorante si chiamasse con il cognome della famiglia, “Pinotti” e non con un più tradizionale da “Giuseppe”, perché in cuor suo aveva la speranza che il ristorante proseguisse l’attività nelle generazioni future della sua famiglia e così è stato, considerando che anche le mie figlie hanno deciso di investire passione e fatica nel ristorante fin da ragazze dato che sono andate a scuola all’istituto alberghiero».

Negli anni l’attività del ristorante nel complesso è andata molto bene anche se non sono mancate le difficoltà. Claudio Pinotti ricorda ad esempio il 1973 con la crisi petrolifera e l’austerity che impediva durante le domeniche alle persone di circolare con l’auto e anche i ristoranti ne hanno risentito molto perdendo molti potenziali clienti del pranzo della domenica. Anche il covid ha indubbiamente creato problemi e li sta creando anche ora prima per la chiusura forzata di tutte le attività nel lockdown e poi per la limitazione dei posti per garantire il distanziamento sociale.

«Per come era partita questa emergenza - dichiara ancora Pinotti - non ci possiamo lamentare ora, la nostra clientela l’abbiamo mantenuta pur riducendo i posti disponibili, ma andiamo avanti grazie anche all’aiuto di tutta la famiglia. La nostra è un’attività esclusivamente a gestione familiare, come in pratica l’aveva concepita mio padre Giuseppe. Accanto a me c’è mia moglie Maria Rita, poi ci sono le mie figlie Elena e Laura e i loro rispettivi mariti Massimo e Alessio, ho anche mia nipote Rita, figlia di mio fratello, oltre ai nipoti più grandi che danno spesso durante il week end una robusta mano a noi grandi».

Sull’attività dell’esercizio di ristorazione Pinotti aggiunge che i clienti si conquistano con la buona cucina ed è per questo che si presta particolare attenzione alla materia prima che si usa e ogni giorno non manca il rifornimento ai nostri Lidi o quando c’è il fermo pesca in altri porti dell’Adriatico.

Il ricordo dei genitori

Pinotti in occasione dell’anniversario ricorda la figura dei suoi genitori, parlando della madre come grande cuoca e del padre che ha vissuto in gioventù il dramma della prigionia in un campo di concentramento in Germania.

«Papà Giuseppe - racconta commosso Claudio - non hai mai voluto parlare apertamente di quel periodo terribile che lo ha visto internato, ma ultimamente lo invitavano ad andare a parlare e nelle scuole e lui ci andava volentieri per raccontare ai ragazzi il dramma della guerra e dei campi dei concentramento. Adesso siamo qua, abbiamo raccolto la loro preziosa eredità e il ristorante Pinotti resiste nel tempo».

Per una grande storia di famiglia. —

Gian Pietro Zerbini

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