Studio sul plasma iperimmune «Buona scelta della Regione»
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L’annuncio dello studio autorizzato dalla Regione Emilia Romagna sull’efficacia del plasma iperimmune ha un sostenitore convinto anche a Ferrara. Il direttore sanitario dell’Avis ed ex direttore del reparto di Malattie Infettive del Sant’Anna, Florio Ghinelli, è stato infatti uno dei più convinti fautori in Italia, due anni fa, dell’utilità di condurre una indagine scientifica sull’ipotesi che la parte liquida del sangue di persone infettate dalla West Nile potesse agevolare la guarigione dei pazienti punti dalla zanzara. Un convincimento che ha espresso anche per la pandemia e che ha trovato orecchie attente, in questi giorni, nei palazzi di viale Aldo Moro, a Bologna. «È una notizia importante, anche se sulla possibile efficacia di questo trattamento non c’è uniformità di vedute fra gli scienziati - spiega Ghinelli - Proprio pochi giorni fa uno studio realizzato in India su 500 pazienti non sembra aver dato i risultati attesi. Quello che sarà effettuato dalla Regione potrà fornire ulteriori elementi di conoscenza, come quelli in corso in altre province e regioni italiane». Non sono ancora noti i dettagli del piano regionale ma si sa che un ruolo importante lo avrà il Centro regionale sangue dell’Ospedale Maggiore.
Sarà infatti fondamentale raccogliere quantità molto consistenti di plasma dai donatori che sono stati contagiati per poter disporre del veicolo che dovrebbe rinforzare il sistema immunitario dei pazienti contro l’azione del virus.
«Uno studio di questo tipo, come quelli eseguiti a Mantova, a Pavia o quello condotto in Toscana, comporta che i donatori aderiscano in maniera massiccia. A Ferrara su quasi 4mila donatori testati col sierologico su base volontaria alcune decine sono risultati positivi, ma negativi al tampone (non sono attualmente contagiosi, ndr) - spiega Ghinelli - La Regione deciderà le modalità. Queste persone dovranno essere contattate e invitate a donare il plasma, sul quale poi bisognerà procedere con la misurazione del titolo anticorpale (la quantità di anticorpi, ndr). Solo con un tasso molto alto il plasma può essere utile allo studio». Tra gli aspetti da chiarire: quanto dura l’effetto immunitario sul paziente e sul donatore. «Infine - conclude Ghinelli - sarebbe importante concentrare le immunoglobuline in modo da poterle iniettare senza il plasma. Un accordo tra chi sta eseguendo gli studi in Italia (c’è anche la Lombardia, Imperia, Frosinone, ndr) potrebbe essere utile». —
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