Auser e Anteas: screening gratuito per i volontari
Chiesta all’Asl l’attivazione di un percorso dedicato per i test sierologici Trasporti sanitari sempre più lunghi e onerosi. Guizzardi: bisogna fare rete
Accompagnano pazienti fragili, soli, e con difficoltà di deambulazione a fare visite ed esami.
Sono impegnati nell’attività pre-scuola che tanti problemi risolve ai genitori che lavorano. Due volte alla settimana svolgono un discreto ma attento servizio di sorveglianza del rispetto delle norme anticovid al mercato di Ferrara: sei volontari al lunedì e quattro al lunedì. In tempi di emergenza sanitaria hanno continuato e continuano a svolgere il loro compito al servizio della comunità.
Cercasi screening
E ora gli operatori Auser chiedono, insieme ai “colleghi” dell’Anteas, di poter essere inclusi in un percorso di screening volontario e gratuito, così come già avviene per altre categorie esposte a contatti come il personale della scuola.
«A tutt’oggi non esiste un percorso delineato per lo screening dei volontari, che devono provvedere autonomamente e a proprie spese ai test - spiega il presidente provinciale Auser, Sandro Guizzardi - Abbiamo preso a questo proposito contatti con l’Asl, ma al momento non risultiamo inseriti in nessun programma mirato di screening».
L’associazione in questi mesi difficili ha saputo tenere compagnia alle persone ancora più emarginate dalla pandemia, anche con una semplice telefonata per farle sentire meno sole. «L’emergenza ha aggravato la situazione di tanti anziani e persone in difficoltà. Abbiamo scoperto un gran desiderio di comunicare, di essere chiamati. La fascia di bisognosi aumenta, e noi siamo sempre gli stessi», sottolinea Guizzardi.
Trasporti sanitari
Auser conta in tutta la provincia 2.500 soci, di cui mille volontari, la metà solo a Ferrara.
Le stesse forze, per un impegno che diventa sempre più complesso. Il blocco delle prestazioni sanitarie durante il lockdown si è tradotto in un arretrato che si sta faticosamente cercando di smaltire, ma questo ha comportato anche necessariamente una diversa gestione degli appuntamenti, distribuiti nei vari presidi provinciali per accorciare le attese.
Fare rete
Di conseguenza, continua Guizzardi, «spesso siamo chiamati ad accompagnare i pazienti ad Argenta, piuttosto che a Cento o a Copparo, con tragitti mediamente più lunghi. Il servizio di trasporto medico è diventato sicuramente più complicato e oneroso, e sarebbe opportuno cercare di fare più rete tra le associazioni, coinvolgendo anche piccole realtà che operano da sole, ottimizzando le risorse in un unico progetto». —
Alessandra Mura
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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