Camera di commercio salta intesa anti-fusioni Commissario in arrivo
Niente maggioranza al Senato, Balboni (FdI): colpa del Pd Approvato solo un invito al governo a rivedere l’operazione
Il conto alla rovescia sulla fusione tra le Camere di commercio di Ferrara e Ravenna ripartito sabato sera, quando dalla Commissione Bilancio del Senato sono spariti gli emendamenti al Decreto Agoto che di fatto cancellavano l’obbligo, inviso dai ferraresi per i rapporti di forze squilibrati nel futuro ente. O meglio, l’emendamento FdI è stato bocciato dai partiti di governo mentre quello Pd, molto simile, è stato ritirato in quanto «assorbito», è il termine utilizzato in commissione, da un ordine del giorno che invita il governo a rivedere alcuni criteri degli accorpamenti. «Una presa in giro, il 99% di questi inviti vengono disattesi» tuona Alberto Balboni (FdI).
Intanto oggi il testo viene portato in aula così com’era e fino al 14 ottobre ogni giorno sarà buono per il commissariamento, per concludere poi la fusione entro novembre.
maggioranza anomala
Sugli emendamenti anti-fusione si era coagulata in commissione una maggioranza anomala, formata da Pd, FdI e Lega, con la partecipazione parziale di Forza Italia. I territori più colpiti dalle fusioni sono in Emilia e Toscana, e non a caso era il lucchese Andrea Marcucci, capogruppo dem a Palazzo Madama, a tirarne le fila. «Sono stati M5s e Italia viva a sollevare questioni politiche ed affossare l’intesa, così il Pd è tornato sui suoi passi» è la ricostruzione di Balboni.
L’ordine del giorno, al posto del quale lo stesso Marcucci avrebbe «preferito un emendamento del Dl Agosto», impegna il governo «a convocare un tavolo con le Regioni per stabilire criteri e numeri delle Camere di commercio da valutare per l’accorpamento». Ferrara è stata “condannata” per le sue dimensioni, in quanto inferiore a 75mila aziende iscritte, difficile che a tambur battente si possa cambiare questa impostazione anche se Paola Boldrini (Pd) confida di sperare in una «apertura» vista la crisi coronavirus.
cosa succede
Gli organi camerali sono scaduti dal 13 settembre, un commissario serve comunque per il governo dell’ente e sarà nominato da Roma dopo aver sentito la Regione, che è favorevole ai presidenti uscenti. Ci sarà da sciogliere il nodo di quali dati considerare per l’equilibrio tra associazioni, visto che quelli già depositati sono datati. —
s.c.
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